Biogas: con il digestato aumenta la redditività dei terreni agricoli

Le bioenergie fanno pace con l'agricoltura: secondo uno studio del CIB esiste un metodo per produrre biogas senza sottrarre risorse alle nostre tavole.


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Il grande problema del biogas, biometano, bioetanolo, biodiesel e di tutte le altre bioenergie agricole ha un nome. Anzi una sigla: ILUC, Indirect Land Use Change. Cioè la sostituzione delle colture finalizzate alla produzione di cibo con quelle finalizzate alla produzione di energia.

Questo problema, però, può essere risolto. Almeno per quanto riguarda il biogas, oggetto di uno studio del CIB (Consorzio Italiano Biogas) secondo cui esistono pratiche agricole che non solo permettono di produrre contemporaneamente cibo ed energia ma, in più, grazie alla produzione energetica arricchiscono il suolo.

Lo studio in questione è stato finziato dal CIB e realizzato da un team internazionale di studiosi della società di consulenza energetica e climatica Ecofys.

Secondo i ricercatori per produrre contemporaneamente cibo e biocarburanti, minimizzando l'impatto ambientale di questi ultimi, è necessario dividere le coltivazioni per stagioni. In estate le produzioni destinate alle nostre tavole, in inverno quelle destinate al biogas.

Le coltivazioni invernali, grazie al clima umido, non dovrebbero avere necessità di irrigazione mentre quelle estive, grazie a tecniche agricole come la minima lavorazione, la fertirrigazione, il precision farming e l'uso del digestato proveniente dalla produzione del biogas, aumenterebbero la propria redditività per ettaro.

Oggi in Italia c'è già una filiera agricola del biogas molto interessante: la potenza installata è pari a 1.339 MWe e il 16% dell’energia rinnovabile in Italia è bioenergia. Tra il 2010 e il 2014 nel settore dei biocarburanti e delle bioenergie sono stati investiti 4,2 miliardi di euro.

Fonte: CIB

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