Joan Roughgarden, professoressa di biologia della Stanford University, ha applicato la teoria dei giochi al calcolo dei vantaggi selettivi dell’esprimere comportamenti omosessuali.
Oltre agli umani, l’omosessualità è documentata in 450 diverse specie di vertebrati, dai pinguini ai macachi. Lei è convinta che non sia una deviazione o un errore genetico, ma un carattere con vantaggi evolutivi. Lo dice su Science e in un libro: Evolution’s Rainbow.
Questo articolo, molto più scientifico che scabroso, contiene argomenti adatti ad un pubblico adulto. Se ne consiglia la lettura ai soli maggiorenni. :-)
I maschi delle giraffe fanno orge, come le orche. Le femmine di macaco hanno frequenti incontri lesbici, le bonobo anche ogni due ore. I maschi di bonobo si massaggiano i genitali a vicenda, un po’ spinto come grooming, non trovate?
Nella società occidentale si ritiene che l’omosessualità sia una deviazione culturale o genetica. Se fosse culturale, dovremmo poter parlare di “influenze sociali e cultura” anche per capre, cigni e pinguini, ma se essa fosse solo un difetto genetico (che tende a non trasmettersi di genitore in figlio, viste le preferenze sessuali dei portatori) non sarebbe così comune.
La pressione di mutazione (la velocità con cui caratteri devianti compaiono in una popolazione per mutazione genetica naturale) è anomala di 3 o 4 ordini di grandezza.
Fino ad ora la teoria su cui si basavano le spiegazioni dei comportamenti sessuali animali era quella della selezione sessuale di Darwin.
La teoria (in soldoni, mi perdonino i biologi per la grossolanità) dice che i maschi sono in competizione tra di loro per piacere alle femmine e per avere rapporti con il maggior numero di femmine possibile. I maschi investono energie in combattimenti e nel farsi crescere caratteri sessualmente attraenti come le corna del cervo o le piume del pavone. Le femmine, che investono le loro energie nel fare i piccoli, cercano di concedersi solo ai maschi migliori.
In questa teoria non avrebbe senso che gli animali sprechino energie e fluidi riproduttivi in comportamenti amorosi con partner dello stesso sesso. Un tale spreco avrebbe avvantaggiato (e selezionato) gli individui che non vi ricorrevano, portando all’eliminazione dei “geni omosessuali”.
La spiegazione della presenza di così tanti animali in cui atteggiamenti omosessuali sono diffusi va cercata nella selezione di gruppo (non in quella dei geni egoisti del singolo). Gruppi con forti relazioni omosessuali sono più pacifici e meno stressanti di quelli che si limitano a relazioni eterosessuali.
Gli individui che vi appartengono “godono” di più e i gruppi orgiastici sono più uniti degli altri. Come conseguenza questi comportamenti portano un vantaggio sia individuale che di gruppo. In termini di sopravvivenza evolutiva: hanno più successo.
Joan Roughgarden è convinta che gli animali usino il sesso per scopi sociali, non riproduttivi, ed è convinta che l’omosessualità sia un pregio, non un difetto o una aberrazione. Nella società umana non si usano (pubblicamente) i rapporti sessuali per creare legami e c’è una forte separazione (culturale) tra etero e omo. La Roughgarden crede che ciò sia innaturale e che nel giro di 50 anni la netta separazione si dissolverà.
Alcuni colleghi di Joan Roughgarden ritengono che il fatto che la professoressa fosse un professore fino a pochi anni fa influenzi la sua obbiettività nel valutare i dati scientificamente.
» L’articolo su seedmagazine (in inglese)
» L’abstract dell’articolo e alcune risposte su Science (in inglese scientifico)
» Evolution’s Rainbow recensito su amazon (in inglese)
» Darwin e la selezione sessuale (in inglese)
» Dawkins e il gene egoista (in inglese)
Deserteur
23 giu 2006 - 10:04 - #1Mah, sarè anche poco obiettiva, però il fatto stesso che l’omosessualità esista in tante specie significa che fornisce un vantaggio evolutivo. Direi che la cosa è indiscutibile, si tratta solo di capire quale è questo vantaggio. L’unica cosa veramente parziale è la conclusione che tra 50 anni la distinzione tra omo ed etero si dissolverà, perché per quanto questo potrebbe essere vantaggioso (secondo le tesi della prof), sappiamo bene che l’uomo è molto esperto nell’assumere e portare avanti comportamenti che nel lungo perido sono autodistruttivi (tipo bruciare e spereperare il patrimonio di combustibili fossili del pianeta).
In ogni caso, questo lavoro mi pare molto importante, perché aiuta a comprendere come l’omosessualità sia una cosa naturale. Purtroppo non credo che siano molti i celoduristi omofobi che leggono Science.
Roberto
23 giu 2006 - 21:10 - #2L’uomo non assumerà mai questo comportamento perchè ha dietro una cultura. Lo avranno fatto gli uomini di neanderthal, ma noi non lo faremmo mai perchè il nostro istinto animale è delimitato. Lo abbiamo ancora dentro, ma non prevarrà mai con atteggiamenti di questo tipo. Per il resto della teoria può anche essere giusta.
Ma ora che ci penso, forse questa cosa può anche andare per le ragazze, ma per i maschi succederà difficilmente! Quante volte avete visto donne etero (più che altro ragazzine) tenersi per mano e baciarsi? Quanti maschi etero avete visto che avevano lo stesso comportamento? Sempre che non lo facciano per moda o provocazione…
Bricke
26 giu 2006 - 12:08 - #3Beh almeno la prossima volta che discutiamo con un omofobo possiamo replicare alla sua solita frase: “i fr**i vanno contro natura!”.
Nick
28 giu 2006 - 14:42 - #4Ma il mare di ormoni che circonda gli esseri viventi e influenza profondamente il loro comportamento non mi sembra sia stato considerato dall’ex-professore, infatti potrebbe essere anche il contrario di quello che lei/lui afferma: quando più animali sono per esempio costretti a vivere in spazi ristretti si sà che sono più inclini a comportamenti di tipo omossessuale, questo mare di ormoni che ognuno sprigiona, li portano senz’altro a una confusione sessuale e comportamentale, in pratica vanno per tentativi, gli esseri umani invece possono usare la loro intelligenza che riesce a controllare ad un livello più cosciente gli istinti e gli automatismi del cervello. Aggiungo che se un soggetto animale o umano ha “patologie” (anomalie o singolarità rispetto alla specie) relative al rilascio di ormoni o all’interpretazione degli ormoni (in input o in output), allora in quel caso ecco che si spiega l’omossessualità (è un mio parere/intuizione personale). Tuttavia gli studi sugli ormoni sono in uno stadio ancora primitivo, è come un sesto senso: noi ne vediamo solo gli effetti, perciò usando l’intelligenza possiamo eventualmente controllarne gli effetti ma non possiamo certamente ordinare direttamente al nostro corpo di rilasciare ormoni per “comunicare” i nostri sentimenti e umori, è un automatismo, e se nell’automatismo ci sono malfunzionamenti ecco che ti saltano fuori i comportamenti omossessuali che vogliono essere “accettati” anche se vanno contro la logica.
Voi che ne pensate?
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