Benefici ambientali dei biocarburanti sopravvalutati

Additati come i sostituti a basso impatto dei combustibili fossili, i biocarburanti negli ultimi anni hanno giocato spesso sporco: generando un conflitto food-fuel, macchiandosi di land grabbing, uscendosene con trovate poco geniali come il grasso umano. Ma il gioco sporco non vale mai la candela e nel caso dei biocarburanti prodotti da colture ancor di più.

Lo spiega bene Keith Smith, docente alla University of Edinburgh. Smith ha appena pubblicato su GCB Bioenergy un'analisi dei benefici ambientali dei biocarburanti, muovendo delle critiche pesanti alle modalità di calcolo del Life Cycle Analysis (LCA) dei biocarburanti.

A detta di Smith i benefici ambientali dei biocarburanti rispetto ai fossili sono stati gonfiati, trascurando le emissioni di CO2 dei veicoli che usano etanolo e biodiesel. A questo punto si può obiettare che le piante coltivate per la produzione di biocarburanti assorbono mentre crescono e quindi compensano la stessa quantità di carbonio che viene emessa dalla raffinazione e dalla combustione del biocarburante. Ma Smith fa notare che i biocarburanti riducono l'effetto serra solo se contribuiscono ad un'ulteriore crescita delle piante e riutilizzano materiali di scarto che sarebbero finiti a decomporsi altrove.

E poi c'è la questione delle emissioni di protossido di azoto. Come vengono coltivate le colture bioenergetiche? L'impiego massiccio di fertilizzanti vanifica i benefici dei biocarburanti nella mitigazione dell'effetto serra. Spiega Smith che le emissioni di protossido di azoto dal suolo incidono pesantemente sul riscaldamento globale associato alla produzione agricola perché ogni chilogrammo di N2O emesso nell'atmosfera ha lo stesso impatto di 300 chilogrammi di CO2.

E allora qual è la soluzione? Puntare maggiormente, a differenza di quanto avviene ora, sui biocarburanti ottenuti da materiale di scarto e concentrarsi sulla produzione di colture destinate al comparto bioenergetico nelle terre degradate, per recuperarle e allo stesso tempo non intaccare i terreni destinati all'agroalimentare ed al tessile.

Foto | Flickr

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