Università di Catania, la prima testimonianza per disastro ambientale

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Al processo a Catania a carico di otto dirigenti dell’Università e facoltà di Farmacia su cui pende l’accusa di disastro ambientale e discarica abusiva è stato ascoltato il primo testimone, Domenico Prestia. Il geologo che all’epoca dei fatti lavorava per la It Group fu contattato nel 2005 da Paolo Bonina membro della Commissione sicurezza (indagato con altri 4) per una consulenza per bonifiche ambientali (nel video in alto la ricostruzione del Processo in corso da parte di Santi Terranova legale delle vittime).

La richiesta peraltro informale nasceva dopo che a fine giugno 2005 si erano avuti già diversi episodi di malessere tra chi frequentava i laboratori di farmacia tra studenti e dipendenti. Racconta Prestia:

Bruciore alla gola e al viso, nel migliore dei casi: una sensazione sperimentata dallo stesso testimone durante una delle sue visite – durata un paio d’ore – nell’ex facoltà. A quel primo incontro il geologo non prende parte ma i colleghi, al ritorno dal sopralluogo etneo, gli raccontano di una «situazione che poteva essere abbastanza critica e che faceva pensare alla presenza di sostanze inquinanti nel terreno». Sensazione che non migliora con i primi sopralluoghi: nei laboratori non tutte le cappe avevano i filtri, il sistema di areazione era sovradimensionato – «tanto da poter provocare l’estrazione degli eventuali vapori inquinanti» –, le fognature risultavano bucate in più punti. «Diversi dipendenti ci hanno poi raccontato della cattiva abitudine di sversare i reflui nei lavandini», aggiunge Prestia. La relazione finale della It group non è positiva: c’è il rischio concreto di «una contaminazione del sottosuolo con dispersione aerea – riferisce il geologo – Il nostro consiglio è stato quello di non utilizzare i locali».

La questione dell’insalubrità dei locali dell’Edificio 2 Dipartimento Scienze farmaceutiche della Cittadella di Catania emerse dopo il ritrovamento del memoriale di Emanuele Patanè, ricercatore presso l’ateneo che a 29 anni è deceduto per tumore ai polmoni, non senza aver prima però registrato in un diario quel che accadeva all’università. E si sospetta che come Patanè siano morti altri 15 giovani ricercatori.

Ma gli interventi di messa in sicurezza furono anticipati nel 2006 e non concordati con la It Group e riguardarono una serie di interventi tra cui il rifacimento della rete fogniaria (ma a Prestia fu negata l’autorizzazione per effettuare i carotaggi) e fu rinnovato l’impianto di aerazione. Prestia si infuria sopratutto perché l’autorizzazione ai carotaggi viene consessa all’esterno della facoltà:

Un piano che diventa definitivo a giugno del 2007. «Ci hanno consentito dei carotaggi, ma solo nell’area esterna, fuori dai laboratori», spiega Prestia. Analisi che non hanno confermato le percentuali di sostanze inquinanti ipotizzate, comunque inferiori al limite fissato per legge. «Niente a che vedere con i lavori attuati prima dall’università?», chiede il pubblico ministero Lucio Setola. «Beh, con il terreno aperto sotto i 40 gradi del sole estivo, se anche ci fossero state delle sostanze contaminanti si sarebbero volatilizzate», ammette l’esperto.

La difesa sarà in udienza il prossimo 22 giugno.

Via | CTzen

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    Il movimento studentesco catanese si occupa della vicenda di farmacia dal 2008... vi consigliamo di dare una occhiata al nostro sito internet, grazie! vi allego il link qui di seguito http://www.movimentostudentesco.org/specialesicurezza Scritto il Date —