Pinguini depravati e violenti? Per l'età edoardiana forse ma non per la biologia

Pinguini depravati, aggressivi, necrofili. Così li descriveva un a dir poco scandalizzato George Murray Levick un secolo fa. Osservazioni considerate così inappropriate nell'era edoardiana da essere censurate. Levick era un biologo della spedizione Terra Nova, capitanata da Robert Falcon Scott nel 1910. Un viaggio di esplorazione del Polo Sud.

A distanza di oltre cento anni i suoi studi sui pinguini sono finalmente divenuti pubblici grazie ai ricercatori del Natural History Museum. Levick fu un pioniere nello studio dei pinguini, il primo biologo a trascorrere un'intera stagione con una colonia a Cape Adare. Ebbe quindi molto tempo a disposizione per studiare il comportamento dei pinguini ed a sconvolgerlo furono in particolare le loro abitudini sessuali.

Ad esempio i maschi molto aggressivi che piombavano persino sulle femmine morte per riprodursi. Rimase così scioccato da riportare queste osservazioni in greco sul suo diario. Ma quello che stupiva un biologo del XX secolo fa sorridere i biologi del XXI. I pinguini non sono e non vanno trattati come uomini in miniatura. In quella ressa di corpi in attesa di fecondazione Levick deve averci visto una specie di orgia. In realtà i pinguini si giocano tutto in quei pochi istanti e la stagione degli accoppiamenti è l'unica chance che hanno per tramandare il loro patrimonio genetico, per sopravvivere.

Oggi sappiamo che quella scambiata da Levick per necrofilia altro non è che incapacità di distinguere, nella foga riproduttiva e nella lotta per la sopravvivenza, i corpi vivi delle femmine da quelli morti rimasti nella stessa posizione, pronta all'accoppiamento. Niente a che vedere dunque con la necrofilia, spiega dal Natural History Museum Douglas Russell.

Cento copie di quello studio sulla riproduzione dei pinguini vennero conservate e fatte circolare solo tra gli scienziati. Oggi casualmente grazie a Russell ed ai suoi colleghi sono diventate pubbliche. Trovate la rielaborazione degli studi di Levick sulla rivista Polar Record.

Via | BBC
Foto | Flickr

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