Toyota spiega le auto a idrogeno ai Vigili del Fuoco

Nei giorni scorsi i tecnici di Toyota hanno incontrato i colleghi del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco.



In vista della commercializzazione della sua auto a idrogeno Mirai, prevista in Italia per la prima metà del 2019, Toyota ha incontrato il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Un incontro tra tecnici, per parlare dei rischi connessi alla propulsione a idrogeno. Una fonte di energia completamente diversa da gestire rispetto al gasolio o alla benzina.

Presenti all'incontro (una vera e propria giornata di formazione) anche l'Amministratore delegato di Toyota Motor Italia Mauro Caruccio e il Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Gioacchino Giomi. Due i focus formativi: una sessione di test drive sulla Toyota Mirai a idrogeno e una lezione in aula sulle caratteristiche tecniche di questo modello.


Tutto questo perché i Vigili del Fuoco hanno, oltre ai compiti di prevenzione e soccorso tecnico, anche quelli di controllo presso le aziende private. Ad esempio i distributori di idrogeno. In caso di incidente, poi, i pompieri devono sapere come intervenire per mettere in sicurezza l'area e salvare gli occupanti dei veicoli.

"Siamo molto orgogliosi – ha dichiarato Mauro Caruccio – di essere qui oggi con la nostra Mirai. Prima di tutto per il grande rispetto e ammirazione che abbiamo da cittadini italiani per il lavoro di prevenzione e il soccorso che i VVF svolgono a favore di tutti noi. Siamo stati quindi onorati di accogliere la richiesta dell'Ing. Gioacchino Giomi di dare un contributo tecnico alla formazione del Corpo sulla tecnologia ad idrogeno. Una esigenza che testimonia la lungimiranza del Corpo, che si prepara all'ingresso a breve sul mercato italiano delle auto ad idrogeno, come la Mirai, auto che rappresenta una delle avanzate tecnologie offerte da Toyota verso la mobilità ad emissioni zero".


Le Mirai vendute in Europa al momento non sono molte: 5.573 tra Gran Bretagna, Francia, Norvegia, Svezia, Belgio e Germania. A limitarne la diffusione non è la tecnologia ma la mancanza di infrastrutture di ricarica, cioè di distributori di idrogeno.

La nuova Direttiva europea 2014/94/UE (la cosiddetta Direttiva DAFI), entrata in vigore a inizio dell'anno scorso, prevede un sostegno alla costruzione di nuove stazioni di ricarica per auto elettriche e ai punti di rifornimento di combustibili alternativi al gasolio e alla benzina: gas naturale (GNL e GNC), GPL, biometano ed idrogeno.

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