Eolico on-shore competitivo quanto i fossili dal 2016

L'EWEA, la European Wind Energy Association, questa mattina sul suo blog gongola. Già, perché abituata a leggere sui media britannici (che hanno una mira infallibile) continue frecciatine verso l'eolico, dall'impatto ambientale elevato al gioco energetico che non vale la candela, è rimasta piacevolmente sorpresa nell'imbattersi finalmente in un report positivo. Molto più che positivo, a dire il vero. Si tratta di un'analisi curata dal Grantham Research Institute on Climate Change and Environment, dal titolo The case for and against onshore wind energy in the UK, che vuole l'eolico on-shore conveniente quanto i fossili già a partire dal 2016.

Attualmente l'energia eolica da impianti on-shore è la tecnologia rinnovabile più economica in Gran Bretagna e tra quattro anni potrebbe fare il gran salto: diventare competitiva con le fonti fossili convenzionali. Il report sfata anche un mito sull'eolico, tra i preferiti dai detrattori: l'intermittenza della fornitura di energia elettrica.

Si tratta di una sfida importante, è vero, ma come tutte le sfide può essere vinta e spesso viene esagerata. Con una maggiore interconnessione ed efficienza e con reti intelligenti si può sopperire al problema. E a conferma che non si tratta di uno scoglio insormontabile, ci sono i dati, in crescita e più che incoraggianti, sulla produzione di energia elettrica in alcuni Paesi europei. In Danimarca l'energia eolica fornisce oltre un quarto dell'energia elettrica, mentre in Spagna e Portogallo l'eolico copre una fetta del 16%.

Per quanto riguarda l'impatto ambientale e visivo il problema resta ma potrebbe essere arginato con un'adeguata ripartizione dei benefici e forme di compensazione, avendo cura di piazzare gli impianti in aree in cui sono ben tollerati, evitando i contesti di particolare pregio ambientale.

D'altra parte non si tratta più di scovare un'alternativa. L'alternativa c'è già e va sfruttata... perché per arrivare ad una riduzione delle emissioni di gas serra del 50% entro il 2025, rispetto ai livelli del 1990, il Regno Unito necessita di un settore energetico a emissioni zero e basso impatto che copra più di una misera fetta. E non solo il Regno Unito...

Foto | Flickr

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