Europa, difendersi dai pesticidi in frutta e verdura

Secondo PAN Europe, Pesticide Action network, i consumatori europei si alimenterebbero con frutta e verdura anche di pesticidi. Stilano dunque una lista di 30 differenti ED ovvero Interferenti endocrini o perturbatori endocrini presenti, ad esempio in lattuga, cetrioli, pomodori e mele che risultano essere tra i più aggrediti. I dati peraltro sono stati ricavati da tabelle ufficiali pubblicate dall'EFSA (la lista dell'ortofrutta) e poi verificati con analisi proprie.

Il consiglio è evidentemete di consumare frutta e verdura provieniente da agricoltura biologica e nel caso si usino alimenti dall'agricoltura convenzionale lavarli bene con bicarbonato o acqua e aceto eliminado quando possibile la buccia.

La questione, è da evidenziare, desta sempre molte repliche e perplessità: da un lato l'industria chimica e sanitaria li difende (Agrofarma smentisce Pesticidi nel piatto), dall'altro coltivatori e consumatori li accusano. In mezzo gli enti statali preposti a verifiche e controlli, le Asl che assicurano che ogni limite fissato per legge viene scrupolosamente rispettato e tutto a vantaggio della salubrità dell'ortofrutta e del consumatore finale che ha sulla tavola frutta e verdura sani.

Nonostante l'Europa abbia provveduto dal 1991 a regolamentare il settore autorizzando dei 1000 pesticidi in commercio solo 250 (fu una decisione storica!) a oggi resta ancora molto da fare. Scrive il PAN nel dossier:

Sfortunatamente un gran numero dei pesticidi autorizzati hanno effetti nocivi sulla salute: il Mancozeb, fugicida è ampiamente usato e noto come causa di 8 tipi di cancro differenti, come il cancro al seno, al fegato, pancreas, tiroise. Il carbendazim è un altro esempio riconosciuto da tempo per avere effetti secondari sull'apparato riproduttivo maschile, diminuendo la qualità e la quantità dello sperma. Questi due prodotti sono stati ritrovati in 10 frutti e ortaggi analizzati.

Ma come mai se sono noti gli effetti di queste molecole l'Europa continua a tollerarle? L'esempio che calza a pennello per spiegare questo corto-circuito burocratico all'europea è il caso del prochloraz, rientrato dalla finestra grazie al principio di re-soumission, ri-sottomissione. Ovvero le aziende ritirano volontariamente i prodotti pericolosi dal mercato, salvo poi riproporli nell'attesa di un secondo esame. Nel frattempo i prodotti sono sul mercato senza essere stati definitivamente bannati. I principali effetti novici del prochloraz riguardano la femminizzazione dei maschi e le malformazioni sessuali.

Infine, anche gli imballaggi hanno la loro dose di responsabilità, per cui il consiglio è di evitare di acquistare prodotti in plastiche PVC e PC e simbolo di riciclo 6.

  • shares
  • Mail