Italia, Piano energetico: chi lo ha visto?

Il buon Peppe Croce fa il punto della situazione con Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente e responsabile del settore Energia dell'associazione, in merito al Piano energetico dell'Italia. La questione è necessaria e va affrontatata sopratutto in una fase di crisi come quella attuale perché l'approvigionamento energetico è il volano dell'economia. Usciti dal nucleare con il referendum dello scorso anno e avendo contratti per la fornitura di gas con la Russia abbiamo la necessità di sfruttare al meglio le risorse naturali di cui disponiamo: sole, vento e acqua.

Tra qualche ora la discussione del Dl incentivi e infrastrutture che dovrebbe essere approvato nel Consiglio dei ministri odierno (il venerdì è giornata dedicata al CdM). Il condizionale è d'obbligo l'approvazione del pacchetto di nuove leggi è già saltata almeno un paio di volte. Le ideuzze da approvare sono interessanti almeno per i petrolieri:trivellazioni a manetta anche in aree prospicienti le coste e definitivo affossamento delle rinnovabili con la strozzatura al sistema incentivi. Infine si prevede un ritocco al ribasso (dovevo specificarlo?) al bonus per l'efficienza energetica che passerebbe dall'attuale 55% al 50% per coloro che hanno sostenuto spese dal 1° gennaio al 30 giugno 2013.

Ma veniamo alle strutture su cui può contare l'Italia per la produzione di elettricità. Abbiamo tantissime centrali termoelettriche, un parco fotovoltaico interessante e future trivellazioni on shore e off shore che non si sa esattamente quanto gas e petrolio (e sopratutto di che qualità) potrebbero darci. Tengo lontana per ora l'ipotesi terribile del gas scisto (ci sono state trivellazioni sondaggio in Toscana) perché davvero credo che con tutto il sole che abbiamo ne potremmo seriamente fare a meno (parere personale eh!).

Infine, un ragionamento sul criterio per cui il fotovoltaico non piace al Governo nonostante sia efficiente lo fa proprio Zanchini. Dopo il salto.

I grandi guadagni sull'energia elettrica in Italia si sono sempre fatti nelle ore di maggior domanda, che sono tra le 11 e le tre del pomeriggio. Un momento della giornata in cui tutte le centrali lavoravano perché c'era una grande richiesta di energia.

Il fotovoltaico produce soprattutto tra le 11 e le tre, se lo sommiamo alla produzione che viene da eolico, idroelettrico, biomassa etc... c'è una grossa fetta della domanda che viene soddisfatta dalle fonti rinnovabili. Che sono quasi gratuite, nel senso che prendono già l'incentivo e quindi possono vendere ad un prezzo pari a zero.

Ma qual'è l'effetto paradossale? Che vengono tagliati fuori gli impianti a gas, che sono quelli più efficienti, perché sono più costosi rispetto a quelli ad esempio a carbone, che sono più inquinanti. Le centrali a gas sono molto più recenti e devono ancora smaltire il project financing con il quale sono state costruite.

Tutti vendono un po' meno e si accusa il fotovoltaico di non far funzionare le centrali a gas. Quando in realtà in un paese normale si direbbe: "fortuna che c'è il fotovoltaico, che ci fa ridurre il costo dell'energia".

Perché sulla borsa elettrica a mezzogiorno si è ridotto il costo, ma la sera aumenta. E' una cosa che non ha senso dal punto di vista dell'economia di mercato perché la domanda è più bassa, ma è evidente che le aziende elettriche si rifanno dei mancati guadagni di mezzogiorno. Su tutto questo noi chiediamo all'Authority di vigilare perché probabilmente c'è un cartello in corso tra le imprese.

Quello che si dovrebbe garantire è che, da un lato, il risparmio ci sia realmente e che, dall'altro, tutto questo si cominci a vedere in bolletta. Hanno fatto tante accuse al fotovoltaico, ora i vantaggi ci sono e li vorremmo vedere anche per i cittadini e le aziende.

  • shares
  • Mail