Paradossi atomici: l'Europa non vuole uscire dal nucleare, il Giappone riapre le centrali

Ci sono tutti gli elementi per affrontare seriamente un'uscita graduale dal nucleare in tutta Europa: la forte opposizione dell'opinione pubblica, i rischi remoti ma fatali in caso di incidenti gravi, l'ascesa e l'innovazione tecnologica delle rinnovabili, sempre più competitive ed efficienti, vedi eolico. Eppure l'Unione nei giorni scorsi ha respinto (per la prima volta) una petizione, European Citizens Initiative (ECI), che chiedeva la dismissione delle centrali nucleari nei prossimi anni da tutto il Vecchio Continente.

L'UE ha specificato che la decisione non è di sua competenza e che nell'ambito del trattato Euratom per la promozione dell'energia nucleare, non è previsto accogliere le richieste dei cittadini indirizzate contro l'atomo.

Protesta contro questa decisione la German Federation for the Protection of Environment and Nature (BUND), associazione che aveva promosso la raccolta di firme in tutta Europa, insieme ad altri gruppi ambientalisti di undici Paesi europei. La BUND è intenzionata a procedere per vie legali contro il respingimento della proposta.

Intanto in Giappone ripartono due reattori nucleari sulla costa occidentale. Il primo ministro Yoshihiko Noda ha dichiarato di voler riconquistare la fiducia dei giapponesi nell'atomo ma sappiamo tutti fin troppo bene che quello che vuole riconquistare è quella fetta del 30% di energia elettrica proveniente dal nucleare, disponibile prima di Fukushima e dello spegnimento precauzionale dei 50 reattori presenti nel Paese ed ora sostituita da un maggior ricorso ai fossili, perdipiù di importazione, doppiamente costosi dunque: sul piano ambientale e su quello economico.

Mentre il Governo cerca consensi sull'atomo in un Paese devastato da un gravissimo incidente nucleare, il che già di per sé è paradossale, i residenti di Fukushima si organizzano e denunciano per i diversi crimini commessi sia i responsabili della Tepco, azienda che gestisce gli impianti di Fukushima, sia i funzionari governativi che dovevano farsi carico della sicurezza delle centrali, rei di diverse lacune imperdonabili che hanno causato l'evacuazione di un'area in un raggio di dodici miglia dall'incidente, centinaia di vittime e decine di suicidi.

Via | Euractiv; CNN
Foto | Flickr

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: