Rio+20, proteste degli ambientalisti contro il capitalismo verde

Protestano in difesa dei beni comuni, contro il capitalismo verde e la mercificazione della vita, le migliaia di persone (50 mila) scese in piazza ieri a Rio dove è in corso la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, a vent'anni da quel Rio 1992 in cui un'inversione di rotta sembrava ancora possibile. Via Campesina con AIAB ha portato a Rio la voce di oltre 200milioni di coltivatori e dei piccoli produttori agricoli contro il capitalismo della Green Economy.

Oggi ad ascoltare le parole del primo ministro cinese Wen Jibao, intervenuto a Rio, si capisce quanto siamo lontani non solo da una svolta ecologica positiva ma anche dal contenimento dei danni. Wen Jibao ha sottolineato che il processo di transizione verso un'economia verde non può limitare la crescita dei Paesi e che ogni nazione deve agire nel limite delle sue possibilità e volontà.

Ogni Paese decide la sua strada ed attua misure per lo sviluppo sostenibile in base alla sua situazione interna.

Tradotto: faremo un po' come ci pare e ad una concertazione internazionale sui temi della sostenibilità ambientale non ci pensiamo minimamente. Come a dire: fate un'offerta libera per salvare il Pianeta dal collasso ecologico. Ognuno doni quello che può o peggio quello che vuole. E considerando che di nazioni con il braccino corto se ne contano a decine questa colletta volontaria frutterà alla Terra un periodo di vacche magre molto lungo, c'è da scommetterci, che la e ci impoverirà ulteriormente.

Tornando alle proteste sul capitalismo verde sono più che legittime. Ci si arroga il diritto di decidere (o meglio di non decidere) sullo sfruttamento delle risorse, sulla ripartizione delle ricchezze naturali. Ma terra, acqua, sementi, aria appartengono a tutti e qualsiasi tentativo di accordarsi tra grandi su come monopolizzarle è già di per sé un'atroce violenza.

È la mercificazione dell'acqua e della terra, è ai diritti sacri dei popoli indigeni che i governanti stanno mettendo un prezzo.

Gli ambientalisti brasiliani fanno l'esempio di Rio+20, un enorme baraccone verde che ospita e dà voce anche a multinazionali (partecipa l'ENI, Mr Eternit, vi abbiamo detto tutto) e Paesi ad alto impatto ambientale tutt'altro che intenzionati a smettere di crescere per preservare gli equilibri.

E tornando alla sottrazione della terra ed al capitalismo verde, basti pensare alle prossime Olimpiadi attese a Rio nel 2016 ed ai Mondiali di Calcio del 2014. Si presentavano al mondo come verdi e sostenibili, ma stanno già sottraendo la terra a decine di persone, sfrattate dal loro quartiere a Vila Autódromo per far posto a nuove infrastrutture per ospitare i due eventi.

Via | Terra Brasil
Foto | Courtesy of WWF Brasil

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