L'estinzione di grandi predatori ed erbivori sconvolge gli equilibri del Pianeta

Quando una specie scompare del tutto o la popolazione diminuisce drasticamente si innescano una serie di reazioni a catena su decine di altri organismi vegetali e animali. La perdita di biodiversità sconvolge gli equilibri ecosistemici. Eppure gli studi sull'estinzione delle specie imputabile ai cambiamenti climatici si concentrano spesso su un singolo animale o su una sola pianta, o al massimo su preda principale e predatore.

In realtà, come fanno notare dalla Yale School of Forestry & Environmental Studies in un recente studio pubblicato su Science, le relazioni tra organismi viventi sono molto più articolate e complesse e per capire e reagire all'impatto devastante del riscaldamento globale bisognerebbe ampliare lo sguardo ad interi ecosistemi ed oltre.

Le proiezioni sull'estinzione delle specie attesa per i prossimi anni, basate sui singoli organismi viventi e sui cambiamenti climatici previsti, ipotizzano un'estinzione tra il 15 ed il 37% entro il 2050. Ma non tengono conto del fatto che l'estinzione di alcuni animali, più determinanti di altri per gli equilibri biologici come i grandi predatori ed i grandi erbivori, moltiplica il tasso di estinzione delle altre specie. Dunque la stima potrebbe essere eccessivamente al ribasso e le strategie per il contenimento della perdita di biodiversità andrebbero riviste alla luce di previsioni ben più allarmanti.

Basti pensare che sulla Isle Royale, un'isola del Lago Superiore, nel Michigan, le temperature invernali improvvisamente più alte hanno innescato un focolaio epidemico tra le popolazioni di lupi. Venendo a mancare i predatori, le alci si sono moltiplicate, il che a sua volta ha scatenato un calo drastico dell'abete balsamico. Scomparsa che a sua volta incide sui nutrienti del suolo, sul contenimento delle emissioni di CO2 e così via, si potrebbe andare avanti all'infinito.

In Groenlandia, altro esempio, la scomparsa dei grandi erbivori come caribù e buoi muschiati e le temperature più elevate hanno provocato la diminuzione della diversità vegetale della tundra, influenzando diverse altre specie erbivori minori.

Foto | Courtesy of Eric Post, Penn State University

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