La produzione inizierà nel 2007 e si baserà sul fitoplancton marino.
Una superficie di 52.000 Km2 potrebbe produrre 95 milioni di barili di biopetrolio al giorno. Tanti quanti ne vengono estratti nello stesso tempo in tutto il Mondo e lo farebbe in maniera più economica. A portare avanti il progetto è la società spagnola Biofuel Systems SL che sostiene che le diatomee siano 400 volte più efficienti nel produrre biodiesel di qualsiasi pianta terrestre. A supporto ci sarebbero degli studi dell’Università di Alicante.
Destinare la superficie oceanica alla produzione di biodiesel non sottrarrebbe terreno all’agricoltura. In più anche le emissioni di zolfo dovrebbero essere minime.
Mi restano un solo alcuni dubbi: visto che non trovo il sito di questa società ma solo uno stub nella wikipedia fatto il 21 luglio, che dall’università di Alicante non vi è traccia di questo magico biodiesel, che le diatomee accumulano più silicio che carbonio e che il rendimento è spettacolare… che sia uno scherzo di ferragosto?
via | ML Rete GAS
» Il biodiesel dalle alghe dalla IPS (in inglese)
» Biodiesel dalle alghe studiato dalla New Hampshire University
mm
12 ago 2006 - 10:44 - #1lumachina….nell’articolo dovresti mettere l’unità di misura….milioni di…….? …..barili…..
effettivamente i tuoi dubbi sono pure miei..altri link per sta cosa ne hai trovati?
ciao
GREGORIO
12 ago 2006 - 15:42 - #2Però l’idea non sarebbe male se fosse realizzabile, non si può produrre niente con l’invasione di meduse che continuano a pubblicizzare su studio aperto? :D
Sandro kensan
12 ago 2006 - 17:02 - #3Alla voce Biodiesel su it.wikipedia c’è una ampia sezione sulle microalghe per produrre biodiesel. Se le alghe sono le stesse o sono simili hanno diversi problemi tra cui la necessita di fare gorgogliare CO2, la necessità di essere concimate opportunamente, di avere elevate temperature dell’acqua (nel deserto di notte occorre riscaldare le vasche).
Poi ci sono i problemi ipotetici tipo disinfestare le vasche da altre specie (diserbanti), malattie tipiche delle monocolture (medicinali per le microalghe) e tutto quello che si usa nell’agricoltura intensiva.
Quste microalghe sono state a lungo studiate dal NREL americano ma poi gli studi sono stati abbandonati in quanto non possono competere col petrolio. Se i prezzi del barile saliranno di molto chissà…
Lumachina
15 ago 2006 - 23:26 - #4mm, grazie! Correggo subito. C’ho un po’ la testa in vacanza. :-)
andrea
16 ago 2006 - 14:34 - #5http://www.biofuelsystems.com/
Elettricità dalle alghe
27 feb 2007 - 13:47 - #6[…] In Spagna, volevano usarle per produrre petrolio ma qui pare si faccia molto più sul serio. In Giappone è stata creata una joint venture per riuscire ad estrarre energia dalle alghe. Infatti, Tokyo Gas Co. e New Energy and Industrial Technology Development Organization (NEDO) si sono unite nel 2002 per arrivare a creare un impianto di produzione elettrica basato sulle alghe, e i primi risultati dei test si avranno tra poco, a marzo. […]
Giuliano Lecchi
17 apr 2007 - 20:59 - #7Effettivamente la notizia é apparsa ,qui in Spagna,nel telegiornale di ieri.
Per quanto si é visto,si tratta di una coltivazione di microalghe in serbatoi cilindrici e trasparenti.
La resa é elevatissima,data la capacitá di queste microalghe di riprodursi rapidamente.
Si calcola una produttivitá 400 volte superiore ai biocombustibili ottenuti da coltivazioni tradizionali di superficie.
La ragione é che ,in questo caso la coltivazione non é di superficie.
I cilindri possono essere alti molti metri.
É come coltivare molti campi posti su vari piani.
Per questo si calcola che su una superficie pari a due volte la comunidad Valenciana(la regione di Valencia),ossia 52.000 Kmq,si possono produrre 95 milioni di barili di biopetroleo,che é niente meno che la intera produzione mondiale di petrolio!
Non pare proprio una bufala.
La fase sperimentale é giá conclusa.
In 14-18 mesi la impresa é in grado di passare alla produzione di massa.
Il prodotto ottenuto é simile al petrolio,se ne possono ricavare gli stessi derivati,materie plastiche incluse.
la combustione di questo prodotto produce il 50%in meno di Co2,rispetto alla combustione di petrolio e derivati,peró ,siccome uno dei nutrienti delle alghe é giusto il Co2,il risultato finale é di 0 emissioni.
Non si producono altre emissioni nocive(zolfo,etc)
Per quanto ho visto non occorre produrre appositamente Co2 per alimentare le microalghe.
É sufficiente far gorgogliare nelle vasche l’aria ambiente,e le alghe separano e utilizzano il Co2 che contiene.
In quanto al problema di eventuali malattie di queste alghe,vale ricordare che vengono coltivate nelle condizioni ottimali per il loro sviluppo,in ambiente chiuso,privo di eventuali agenti patogeni e non in mare aperto.
Fra l’altro si calcola che il costo per barile del biopetrolio sará sensibilmente inferiore a quello del petrolio fossile.
Per il consumatore,maggior vantaggio ancora.
Non trattandosi pió di un prodotto strategico d’importazione,anche il gravame fiscale potrá essere sensibilmente ridotto.
Si é anche fatto un accenno a possibili “superalghe”,modificate geneticamente,o con selezione naturale,in grado di offrire una produttivitá ancora piú alta.
Se a questo si aggiunge che il progetto “Archimede”di Carlo Rubbia,che non trovó spazio in Italia,ha giá superato la fase sperimentale in due centrali piccole ad Almeria e si sono inaugurati i lavori per la costruzione della vera e propria centrale solare termica,in grado di ridurre di 900.000 tonnellate all’anno le emissioni nocive prodotte dalle centrali termiche ,per ottenere la stessa quantitá di megawatt.
Direi che non é che le strade per consolidare con fatti le parole “Sviluppo Sostenibile”non ci siano.
Ci vogliono governi che non si inchinino agli interessi dei petrolieri.
A conti fatti agli spagnoli é costato meno lo studio su questo nuovo prodotto,che la partecipazione a una guerra per ottenere le briciole di petrolio che i “grandi”gli avrebbero lasciato.
Un saluto.
Giuliano
Sandro kensan
20 apr 2009 - 15:30 - #8@ Giuliano,
cercando info sulle microalghe sono giunto su questo vecchio articolo che forse altri leggeranno, mi chiedo se le tue argomentazioni siano convincenti nel 2009, anzi quasi a metà del 2009. Dal 2007, data del tuo intervento sono passati molti anni: non è che hai sparato un sacco di cavolate?
Comunque la ricerca va avanti e a Venezia hanno intenzione di costruire un impianto a microalghe che metta in pratica diversi brevetti, vedremo se nel 2011 sarà realizzato l’impianto e che rese avrà.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local//2075621
Comunque di parole e di parolai specializzati nelle microalghe ce ne sono troppi. Invece di complicazioni quando si realizzano impianti innovativi ce ne sono tante. Secondo me si deve sperimentare ma non sarà l’arma definitiva contro l’esaurimento del petrolio.