Rio+20: perché il greenwashing delle lobby del petrolio

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Angelo Bonelli presidente della Federazione dei Verdi è a Rio per la Conferenza che si chiude tra poche ore. Dal suo blog evidenzia quanto questa plenaria sia usata come strumento per fare business e per questo ha rivelato il suo fallimento:

Non si spiega altrimenti l’invadente presenza delle multinazionali del petrolio, in cerca di green washing come Eni o della vendita di armi come Finmeccanica oppure di H-Stern che commercia in diamanti.

La presenza di Eni a Rio+20 è effettivamente un tantino stonata? lo vogliamo dire? Ma evidentemente è stonata per noi e non per il presidente del Brasile Dilma Rousseff che necessità di contatti potenti per sostenere la crescita economica del suo paese. Ma Bonelli scrive:

Quello dell’Eni alla Conferenza di Rio+20 è un green washing vergognoso. Mentre in Brasile l’Eni promuove iniziative sulla sostenibilità ambientale e dedica un numero speciale della sua rivista ‘Oil’ (solo il nome è già un programma) alla conferenza dell’Onu in Italia fa pressione per ridurre il limite di sicurezza per le trivellazioni sotto le 12 miglia e vorrebbe riempire i mari di trivelle. Quella dell’Eni è un comportamento ipocrita e che serve solo per una ipocrita campagna di comunicazione. Intanto il ‘Cane a sei zampe’ dovrebbe spiegare cosa ha fatto per la sostenibillità ambientale negli ultimi venti anni. Insomma ‘From Rio to Rio’ con lo stesso atteggiamento: quello di chi sfrutta l’ambiente e le risorse in nome del profitto e poi fa green washing parlando di sostenibilità e con iniziative sullo sviluppo soste ile che hanno diritto di cittadinanza solo sulla carta

Foto | UN

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