Fotovoltaico: con la cattura degli infrarossi aumenta l’efficienza della tecnologia

Le migliori celle fotovoltaiche in commercio riescono, come abbiamo visto più volte, a convertire l’energia solare incidente in corrente elettrica nella misura del 17-18%; esistono poi delle celle sperimentali (quelle all’arsenurio di gallio per esempio) capaci di raggiungere percentuali di trasformazione di qualche punto percentuale superiore.

Nessuna tecnologia però si è sinora dimostrata capace di sfruttare per la produzione di energia elettrica la parte dell’infrarosso, che, nella misura del 40%, è “contenuta” nella radiazione solare che quotidianamente arriva sulla terra. Ebbene proprio in questo senso sarebbe in arrivo una novità: una nuova tipologia di celle basata sul carbonio, messa a punto dagli scienziati del MIT (Massachussets Institute of technology), potrebbe infatti permettere di sfruttare l'intero spettro solare, con la possibilità di combinare le nuove celle con le celle tradizionali di silicio.

Questa nuova cella di è composta di due tipologie di carbonio: i nanotubi di carbonio e i fullereni, una classe di composti allotropi molecolari del carbonio. Si tratterebbe della prima cella fotovoltaica composta di questo elemento, un'impresa resa possibile solo negli ultimi anni grazie ai nuovi sviluppi nella produzione su larga scala di nanotubi di carboni purificati. Altri gruppi di ricerca hanno realizzato celle fotovoltaiche usando i nanotubi, ma questa particolare tipologia permetterebbe di fare a meno di uno strato ulteriore di polimeri per mantenere i nanotubi in posizione e inoltre risulterebbe essere molto più stabile all'aria, e meno soggetta a degradazione.

L’efficienza della tecnologia è per il momento ancora irrisoria, tuttavia, secondo i responsabili del gruppo di ricerca, considerando che allo stato attuale delle cose la parte dello spettro relativa ai raggi infrarossi è totalmente inutilizzata dalle celle tradizionali, anche una cella di carbonio con una bassa efficienza potrebbe essere ritenuta utile ovviamente se nella combinazione fra queste nuove celle e quelle tradizionali di silicio il prezzo di commercializzazione dei nuovi pannelli non schizzerà alle stelle.

Via | Mit.edu
Foto | Flickr

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