Tessuto vegetale dai batteri per la bio-couture

L'idea è della stilista londinese Suzanne Lee (peraltro anche TED senior fellow): un tessuto ottenuto a partire da cellulosa microbica. La moda che ne deriva è stata battezzata bio-couture.

La ricetta per ottenere il tessuto è semplice quanto inattesa, la stilista usa la kombusha, una bevanda acidula a base di tè fermentato e ottenuta a partire dalla cultura in simbiosi di batteri, lieviti e altri microrganismi.

Spiega Suzanne Lee:

Preparo circa 30 litri di te e mentre è ancora caldo aggiungo un chilo di zucchero. Rimesto fino a che non è sciolto e poi lo verso in un bagno di crescita finché non raggiunge un certo livello di acido acetico.

Il processo naturale di fermentazione che segue fa il resto: i microrganismi si nutrono dello zucchero e i batteri iniziano a produrre filamenti, minuscole nanofibre in pura cellulosa. Le fibre formano dei fiocchi che si alzano in superficie fino a formare una pellicola. Nel giro di due settimane si ottiene una sorta di cuoio vegetale che va tagliato, modellato e colorato come si preferisce.

Da questa base la Lee ha iniziato a produrre i suoi capi di abbigliamento e la speranza è rendere industriale la produzione nel giro di 5 anni. Inutile dire che l'intero processo di produzione, come colorazione e concia segue processi e colori vegetali e naturali.

Il dato interessante di questa produzione è la totale assenza di materiali di scarto a fronte di un prodotto resistente pari al cuoi, tant'è che Suzanne Lee si è cimentata nella produzione di scarpe o bomberini. Infine un particolare decisivo: i capi una volta consumati vanno a finire nel compost senza troppi rimpianti.

Via | ConsoGlobe
Foto | 74fdc

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