Taranto, molti video e una domanda: chi autorizza a inquinare il Mar Grande?

La foto è eloquente: l'acqua contenuta in quel vasetto è inquinata. Angelo Bonelli, presidente dei Verdi che l'ha raccolta oggi ha deciso di recapitarla personalmente al ministro Corrado Clini. Ma resta da capire chi inquina il Mar Grande di Taranto. La risposta è ampiamente conosciuta e denunciata già parecchie volte.

Faccio un passo indietro è parto da una smentita fatta dall'Ilva proprio ieri in cui scrive nel suo Comunicato:

In riferimento agli ultimi avvenimenti riguardanti lo stato dei sedimenti presenti sui fondali marini nella zona antistante i canali di scarico dello stabilimento Ilva, l'Azienda tiene a precisare come tale condizione sia ben nota da tempo a tutta la comunità scientifica e alle Autorità locali e nazionali.Tale situazione trova le sue origini nei primi decenni di attività delle realtà industriali insediate nel territorio e già nel passato è stata oggetto di specifici studi condotti in particolare dal CNR – Istituto Talassografico “Cerruti” di Taranto.

Gli ultimi avvenimenti si riferiscono a due video girati da Fabio Matacchiera presidente del Fondo Antidiossina Taranto Onlus che ha registrato gli scarichi in due diverse giornate: lo scorso 19 giugno e lo scorso 21 giugno (dopo il salto). Per il primo quello del 19 giugno l'Ilva ha minacciato querele a chi lo avesse diffuso (lo vedete su Petrolio; il secondo, invece, è oggetto di un esposto presentato alla Digos della Questura di Taranto e ha scatenato la smentita riportata sopra. Che però dice una sacrosanta verità, ovvero che tutti sapevano.

Ebbene nel Mar Grande di Taranto vi sono 3 scarichi industriali. Scrive Gianmario Leone su Tarantoggi:

I principali scarichi industriali sono tre: due appartengono all’Ilva ed uno all’Eni. La portata oraria dei due scarichi Ilva riportata nello studio, è di 3.480.000 metri cubi al giorno (1450.000 ogni ora), mentre quello dell’Eni di 240.000 metri cubi al giorno (10.000 ogni ora). Partendo da questi dati, è stato calcolato che nel Porto di Taranto in totale sono stati mediamente scaricati ogni ora 13,2 kg di idrocarburi alifatici, di cui il 7% proveniente dallo scarico Eni ed il 93% dagli scarichi Ilva. Per quanto riguarda gli IPA, invece, fu calcolato che i reflui Ilva scaricano 3,46 kg/ora di IPA, per un totale di 83 kg al giorno che fanno 30.309 kg all’anno. Per quanto riguarda la distribuzione degli inquinanti nei sedimenti marini, vennero individuate tre aree di studio: Mar Grande, Mar Piccolo e Porto di Taranto.

Alessandro Marescotti presidente di Peacelink pubblica su Inchiostro verde una lunga disamina sui siti inquinati e su chi ha autorizzato a inquinare, vale la pena darci una lettura e qui vi riporto le legittime domande:

Come mai l’Ilva di Taranto è stata autorizzata a tali quantità di emissioni in acqua? Chi ha autorizzato conosceva l’impatto complessivo di tali inquinanti? Chi è responsabile del danno provocato e chi è tenuto alla bonifica? Come mai nell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) rilasciata all’Ilva i controlli a monte dei canali di scarico sono quasi tutti “parametri conoscitivi” e non limiti vincolanti? Come mai si continua a considerare nell’AIA come “valore limite” la concentrazione degli inquinanti dopo che gli stessi sono stati diluiti dalle acque di raffreddamento e non la concentrazione prima della diluizione? Come mai l’AIA non prevede telecamere di osservazione continua sui canali di scarico industriali? Quali sono i dati degli IPA dei monitoraggi effettuati e come mai c’è una così evidente discordanza fra i dati della relazione Cardellicchio/Lopez e i dati comunicati da Ilva al Ministero dell’Ambiente?

Infine, giusto per rendere il contesto in cui ci si muove, ricordo che a difendere Mario Lupo presidente Ilva dal 1988 al 1991 c'è Maria Paola Severino attuale ministro per la Giustizia.

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