Paraguay: dietro al "golpe parlamentare" l'ombra del land grabbing


Una settimana fa Fernando Lugo è stato destituito dal suo ruolo di presidente del Paraguay. Al suo posto, è salito Federico Franco del Partito Liberale Autentico. Si è trattato di un "golpe parlamentare", come dichiarato dallo stesso Lugo che, in meno di 48 ore, è stato processato ed estromesso dal suo ruolo politico attraverso una procedura di impeachment motivata da "cattivo esercizio delle proprie funzioni, inettitudine e mancanza di decoro". Per tutti, però, la sua destituzione, a pochi mesi dal voto presidenziale (che si sarebbe dovuto tenere in ottobre) è solo un modo, molto losco, per agevolare l'ingresso di multinazionali, brasiliane ma non solo, all'interno del Paese. Dietro a tutto, c’è la terra.

La corsa ai terreni agricoli può decidere delle sorti politiche di un Paese. Con l’appoggio delle “solite” grandi imprese, tra cui la Monsanto, desiderose di dare spazio alle loro produzioni estensive di soja o di altri prodotti, per fini alimentari o energetici. In questo modo, milioni di contadini, piccoli produttori locali e popolazioni indigene vengono estromesse da tutto e gettati, irreversibilmente, sulla via della fame.
La storia, insomma, sembra ripetersi in maniera simile a quanto già accaduto, nel 2009, con il colpo di stato in Honduras dettato dalle ricche oligarchie presenti all’interno del Paese e che fanno il fulcro della propria economia proprio con l'appartenenza della terra e delle coste. Gli espropri, qui, sono già cominciati da tempo così come gli eccidi. Ma nessuno pare voler guardare.

Eppure, la concentrazione delle terre è sempre stata una delle cause principali di povertà e malnutrizione mentre incrementa le disparità sociali. In Paraguay, questo, è un problema annoso e terribilmente doloroso: l'85% dei terreni, infatti (circa 30 milioni di ettari), è nelle mani di appena il 2% della popolazione. Il resto, invece, è spesso oggetto di furto da parte delle multinazionali. Le lotte contadine, qui, non sono una novità ma spesso sono represse nel sangue, con l'avvallo delle istituzioni.
Adesso, però, le associazione contadine e ambientaliste, reduci da un summit di Rio+20 estremamente deludente, hanno la chiara intenzione di non rimanere inermi e si stanno organizzando. Da una parte all'altra dell'America Latina il “tam-tam” tra le organizzazioni risuona forte, dandoci - forse - la possibilità di sperare. Alianza Biodiversidad, una coalizione di organizzazioni Argentine, Brasiliane, Cilene, Colombiane, Ecuadoregne, Messicane ed Uruguayane, così recita in un appello diffuso in questi giorni:

Accompagniamo il popolo paraguayo nella sua resistenza e ci impegniamo a sostenere la denuncia di illegittimità dell'attuale governo e ad appoggiare la lotta del popolo paraguayo e le rivendicazioni delle organizzazioni campesinas e dei popoli indigeni del Paraguay.

Via | Terra Nuova; Greenreport

Foto | Flickr

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