Come staremo tra 20 anni?

pubblicato: mercoledì 25 ottobre 2006 da lumachina in: Clima Scienza Informazione Internazionale

Apocalisse tra 20 anni

Rispondo volentieri all’appello alla “segretezza” di Petrolio e vi racconto quello che due giornalisti hanno ascoltato a Venezia, nei corridoi di un congresso di scienziati sul futuro del pianeta. Uno di loro è Beppe Caravita, giornalista del Sole24ore, che racconta l’apocalisse nel suo blog.

  • Da Roma in giù, per quanto riguarda l’Italia, sarà un deserto. (La pianura padana è in fase di desertificazione)
  • La maggior parte delle città del pianeta diverranno rapidamente delle megalopoli. Un caso è già stato simulato, a modello. Phoenix, con la desertificazione dell’Arizona, è prevista passare da meno di un milione di abitanti (oggi) a 30 milioni al 2030 e a oltre 50 nel 2050.
  • L’Amazzonia si ridurrà alle dimensioni di una piccola foresta.
  • Altrettanto diverrà il Borneo, oggi foresta pluviale.
  • Al 2030 quasi tutta l’Australia sarà desertificata. In alcune regioni non piove da sei anni filati e ogni quattro giorni, da quelle parti, si rileva il suicidio di un contadino per fallimento. (C’è chi si suicida con i pesticidi in Cina, mentre in India preferiscono i semi di oleandro.)
  • Oceani sempre più caldi, e innalzamento del livello dei mari non dovuto tanto allo scioglimento dei ghiacci (che c’è e ci sarà) quanto alla semplice espansione termica delle acque.

Visto che il congresso era riservato agli addetti ai lavori, non so se queste notizie arriveranno sui giornali, che si nutrono di comunicati stampa e lanci di agenzia.

Debora/Petrolio si è sentita gelare, io mi sono fatta il conto che fra 20 anni starò seriamente pensando che non sarò in grado di andare in pensione, dovrò lavorare anche per pagare le spese del mondo che se ne va in malora e la cosa non mi suona positivamente.

» We fiddle as the Australia turns to dust
» Climate change will create millions more refugees
» Melting Siberia threat to climate

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Commenti dei lettori

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  • Luca B

    26 ott 2006 - 07:17 - #1
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    Nei congressi si sente dire tutto e il contrario di tutto. E’ sempre difficile fare previsioni a lungo raggio temporale meno che mai su scala mondiale. Negli anni 80′ si diceva che nel 2000 il Mediterraneo sarebbe stato un mare morto e che l’Amazzonia sarebbe sparita. Il 2000 è passato e questo non è successo. Oppure le varie previsioni sul petrolio, sempre smentite.
    Mentre altri fenomeni non erano stati assolutamente previsti, pensiamo allo sviluppo della Cina.
    Non è con queste fosche previsioni che si migliorala situazione ambientale ma lavorando su dati certi ed educando le persone al rispetto ambientale.

  • amedeo

    26 ott 2006 - 08:23 - #2
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    Bhe, almeno fra qualche anno le donne le vedremo tutte nude in spiaggia! :D

  • Frantz

    26 ott 2006 - 08:31 - #3
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    Bravo Luca

  • Greta

    26 ott 2006 - 08:41 - #4
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    E’ vero gli scienzati hanno fatto spesso previsioni tragiche che poi non si sono avverate, ma è anche vero che in questo periodo ci sono delle prove tangibili. Ieri, 25 ottobre, a Milano si stava tranquillamente in maglietta di cotone e la tendenza è quella ovunque. Il clima sta cambiando e credo che dobbiamo guardare in faccia il fatto che continuerà a farlo comunque, ma se lo aiutiamo con le nostre emissioni di gas serra lo farà molto più velocemente… il problema è che siamo in 5 o 6 a interessarsi anche solo minimamente di ambiente, mentre molti altri non hanno ancora passato lo stadio di “non butto la cartaccia per terra perchè è incivile”..

  • Profilo di pentolaccia

    pentolaccia

    26 ott 2006 - 09:58 - #5
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    lavorare sui dati seriamente?
    Scusate cosa cambia se la pianura padana si desertifica tra 50 anni o 100? o se verremo sommersi dalle acque nel 2020 piuttosto che nel 2200? o se la foresta amazzonica sparisce entro il 2030 o il 2100?
    quello che conta non è la “data” ma è la tendenza dei fenomeni (che sono descritti tramite i dati raccolti)…
    A che serve una data? c’è buona possibilità che le date siano esagerate (e c’è buona probabilità che sia stato fatto di proposito)… ma ai fini del problema in se, che ripeto è quello ambientale, queste date cosa importano?

    La cosa strana è che qui (e altrove) alcuni si preoccupano delle date e non delle tendenze…
    Avere un minimo di “eco coscienza” (o essere ambientalisti) non vuol dire iniziare a preoccuparsi quando pure il giardino di casa diventa deserto o quando il livello del mare sarà + alto di 1 metro piuttosto che di 2.
    Sono i fenomeni che dovrebbero preoccupare. E i fenomeni al contrario delle date non sono “previsioni” ma “constatazioni”.
    Conseguentemente le domande che uno si pone dovrebbero essere “perché c’è la desertificazione e cosa possiamo fare?” invece di “quando è che la desertificazione sarà preoccupante e in quel momento cosa faremo”.

    Ci danno le date perchè l’uomo medio ha bisogno di scadenze sennò vive senza manco pensare al problema..

  • fabio

    26 ott 2006 - 12:37 - #6
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    Caro lucab forse se ventanni fa nessuno avesse fatto un po di sano terrorismo psicologico che ha costretto i politici ad adottare qualche misura limitativa per le grandi industrie oggi saremmmo molto più vicini al baratro.

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