Bracconaggio rinoceronti e tigri, la maglia nera del WWF va al Vietnam

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Il Vietnam è il Paese che più di tutti alimenta il bracconaggio in Sudafrica con la sua impellente e continua richiesta di corni di rinoceronte e parti di tigre. Lo svela un nuovo rapporto del WWF, intitolato “Crime Wildlife Scorecard: Valutazione e applicazione degli impegni CITES per tigri, rinoceronti e elefanti”, condotto su un totale di 23 Paesi, tra i principali destinatari di avorio e parti di tigri.

Nel 2011 in Sudafrica il bracconaggio ha mietuto ben 448 vittime tra i rinoceronti. Il 2012 si preannuncia un altro annus horribilis per la specie in via d’estinzione: nei primi sei mesi di quest’anno, infatti, hanno trovato la morte per mano dei bracconieri già 262 esemplari.

Intervenire alla fonte del bracconaggio, ovvero la forte richiesta di avorio proveniente dai Paesi asiatici, è sicuramente la misura più incisiva per ridurre il fenomeno in Sudafrica. Come spiega Elisabeth McLellan, Global Programme Manager Specie del WWF:

È tempo per il Vietnam primo fra tutti di affrontare il fatto che il suo consumo illegale di corno di rinoceronte è la causa primaria del bracconaggio diffuso di rinoceronti in Africa, e parliamo di specie in via di estinzione. L’impegno che deve assumersi è quello di reprimere il commercio illegale di questa specie come di tante altre. Il Vietnam dovrebbe rivedere le sue norme, le sue sanzioni e subito ridurre il mercato al dettaglio, compresa la pubblicità su Internet per il corno diffusa nel Paese.

Massimiliano Rocco, Responsabile del Programma Specie del WWF Italia, mette in guardia dal commercio online di zanne e oggetti in avorio, problema che interessa da vicino anche il mercato italiano:

Data l’escalation del bracconaggio degli elefanti in Africa e l’aumento dei livelli di criminalità organizzata coinvolta nel commercio, è chiaro che la situazione ora è più che mai critica e si deve porre sempre più attenzione anche ai nostri mercati europei e a quello italiano dove le offerte di oggetti in avorio o zanne sono sempre più frequenti anche sui siti online.

Via | WWF Italia
Foto | Flickr

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