Perdita di biodiversità, le riserve non bastano a fermare il declino delle specie

riserva costa rica

Creiamo delle riserve naturali, più e meno estese, più e meno protette, oasi verdi nel deserto del degrado ambientale e ci illudiamo che basti a preservare animali e piante rare dall'estinzione. Ma la verità, dura da accettare, è che la perdita di biodiversità prosegue, inarrestabile, anche nelle aree protette. Gli equilibri ecosistemici che consentono alle specie animali e vegetali di sopravvivere oltrepassano i confini ristretti di lager verdi.

La conferma dell'impatto del degrado ambientale circostante nelle riserve ci arriva da uno studio condotto dalla University of Pennsylvania. Daniel Janzen, biologo, insieme a duecento colleghi, ha accertato che anche le aree protette sono estremamente vulnerabili ai fattori ambientali che causano la perdita irreversibile di biodiversità.

Spiega Janzen che se prendiamo una fascia di terra, la recintiamo e ci piazziamo delle guardie annoiate a vigilare, il parco morirà. Lentamente. La biodiversità sulla Terra scomparirà, fatta a pezzetti, sanguinando da tanti piccoli tagli.

Dallo studio, pubblicato sulla rivista Nature, emerge che i quattro quinti delle riserve forestali ai Tropici versano in condizioni non ottimali e che oltre la metà ha subito perdite di biodiversità considerevoli. Tra le specie più colpite i mammiferi, i pipistrelli, gli anfibi, i pesci e i vecchi alberi.

L'85% delle riserve confinava con aree sottoposte a degrado ambientale: dagli incendi alla deforestazione alla cementificazione. E quello che avviene intorno alle riserve è spesso più importante di quanto avviene all'interno perché incide direttamente sullo stato di salute e conservazione della riserva.

I ricercatori ci tengono a sottolineare che non vogliono affatto sminuire il ruolo cruciale delle riserve nella conservazione delle specie, ma bisogna eliminare gli ostacoli che limitano il successo dei progetti di tutela estendendo i programmi di mantenimento e ripristino degli equilibri ecosistemici oltre i confini ristretti dei parchi.

A riguardo, su Ecoblog parlavamo tempo fa dell'ipotesi di riserve marine mobili: un progetto dalle potenzialità altissime per preservare i cetacei nei loro spostamenti, indicando alle grandi navi la loro posizione con sistemi di monitoraggio GPS ed evitando di proteggerli solo in aree circoscritte ed in alcuni periodi dell'anno, come avviene oggi.

Via | Penn University
Foto | Flickr

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