ILVA verso il sequestro? Scatta la protesta degli operai

L'ILVA di Taranto, il mostro che uccide sfamando

, difesa accanitamente dagli operai contro l'ipotesi di sequestro. Una battaglia persa comunque, tra la morte di cancro e la morte di fame, tra la disoccupazione e il degrado ambientale. Resta solo da scegliere contro cosa schiantarsi in un futuro comunque nero: benvenuti al Sud in un film che non fa ridere, dove il diritto al lavoro e il diritto alla salute pubblica muoiono di una lenta agonia in letti separati.

Ieri cinquemila lavoratori dello stabilimento siderurgico, a dir poco ad alto impatto ambientale, hanno inscenato una protesta, bloccando la statale 100 che collega Taranto a Bari. Invase le carreggiate anche sulla 106 per Reggio Calabria e sulla strada statale 7. La protesta è nata da alcune voci che volevano imminente l'arrivo dei carabinieri a sequestrare l'impianto, troppo inquinante, su disposizione della magistratura ionica. Non c'è stato alcun sequestro, per ora, ma gli operai hanno dato dimostrazione della loro forza: in pochi minuti riescono a paralizzare il traffico, i collegamenti, un'intera città.

Per il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, L'ILVA di Taranto non va fermata: bisogna riqualificarla, attuare interventi urgenti di bonifica, in una parola renderla sostenibile:

La situazione dell'ILVA di 10-15 anni fa era molto diversa da quella attuale. Oggi si può dire che l'ILVA è uno stabilimento in cui è in atto un processo di trasformazione della produzione per renderla adeguata agli obiettivi nazionali e alle direttive europee. Il giudizio deve tenere conto del lavoro fatto fino a oggi e dunque della possibilità concreta che esiste di completare il percorso iniziato per rendere l'impianto sostenibile.

Tutto molto bello, ma poi Clini aggiunge:

Nella consapevolezza che gli interventi devono tenere conto della competitività dell'impresa: non sarebbe un gran risultato costringere le aziende a chiudere e ad abbandonare un sito perché le prescrizioni ambientali non sono sostenibili dal punto di vista economico.
Prescrizioni ambientali insostenibili dal punto di vista economico

. Non c'è altro da aggiungere. Queste poche parole racchiudono l'ottusa politica ambientale italiana degli ultimi decenni: non si riesce ad intravedere la ricchezza, i ritorni occupazionali ed il valore aggiunto della sostenibilità, solo i costi a breve termine. Le aziende italiane non possono mica chiudere per diventare più sostenibili e per adeguarsi alle norme (pretestuose) dell'Europa in materia di inquinamento atmosferico. Le aziende non possono perdere in competitività per migliorare la qualità dell'aria. Ma con chi competiamo, Ministro? Con i cieli intossicati di crescita di Pechino? Quando i livelli di diossina nel sangue dei nostri bambini saranno alti quanto i camini dell'ILVA, allora sì che saremo competitivi. Per numero di morti per inquinamento. Non ci batterà nessuno, morire resterà l'unica occupazione ed a quel punto a nulla varrà protestare.

Foto | Flickr

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