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Abitare in uno scatolone

Pubblicato: 23 nov 2006 da lumachina

Commenti dei lettori

casa di fortuna di un senzatetto

Ci sono persone che, dignitosamente, vivono in uno scatolone. Sono i senzatetto giapponesi.

Se ci pensate bene, queste abitazioni rispettano molte delle richieste di una casa sostenibile: sono costruite in materiale riciclato, ne usano il minimo indispensabile, si riparano facilmente, si smontano in un attimo, non usano molta energia…

Un tizio ha addirittura allestito una mostra e pubblicato un libro fotografico che si intitola Zero Yen Houses, pieno di foto di abitazioni realizzate con materiali di fortuna.

Ok, ok, non agitatevi! :-) Lo so anche io che non sono esattamente l’ideale per abitarci, ma che ne dite di copiare le idee per far giocare i bambini, invece di lasciare che la melassa che cola dagli schermi davanti a cui passano ore e ore li invischi definitivamente?

PS, ecco che cosa dicono dei Kojiki (i senzatetto di Tokyo) due ragazzi che abitano da quelle parti (G.luca e Kanako)

Casa di cartoneA Tokyo, i senzatetto sono persone che hanno perso il loro lavoro, molto probabilmente licenziati, (o la loro azienda è fallita e non hanno trovato altre occupazioni) oppure guadagnano troppi pochi soldi per pagarsi l’affitto di una casa normale oppure di una stanza. A causa di questo hanno troppa vergogna di farsi vedere davanti a famigliari e parenti, e preferiscono quindi vivere da sé piuttosto che chiedere i soldi a questi ultimi.

In ogni caso non si preoccupano di vivere all’interno di strane scatole perché di fatto sono ben organizzate. Sono spesso fatte di cartone, legno, qualche volta bambù, ricoperti da quei fogli di tessuto blu (il materiale più comune e meno costoso) disponibile in tutti i negozi del Giappone. I loro luoghi preferiti sono sotto le superstrade rialzate o le tangenziali con lastre di cemento armato enormi che offrono una buona protezione contro la pioggia.
I loro accampamenti li potete vedere spesso, sia le tende o le scatole di cartone, come piccoli villaggi blu, all’interno dei parchi e vicino i bagni pubblici, organizzati con le toilette e l’acqua corrente , sia nei luoghi più affollati che lungo le sponde del fiume.

I parchi di Tokyo sono pochi e lontani tra loro. Ma i parchi sono eccellenti e con ottimi servizi: le fontane ed i bagni pubblici sono dappertutto, a volte si dice, rivaleggiando per numero con gli alberi stessi. Tutte queste infrastrutture unite ad inverni che vanno raramente sotto zero sono le basi su cui una comunità senza fissa dimora si sviluppa.
La più sviluppata a Tokyo sta nel parco di Yoyogi-koen e spesso non è raro vedere spettacolari graffiti che ricoprono le baracche stesse in un misto di street-art e tradizionale ordine nipponico.

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2 commenti

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  • Profilo di raponzolo

    raponzolo

    23 nov 2006 - 09:03 - #1
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    sarà che sono le 8:00 di un giovedì di lavoro, ma non credete sia meglio garantire a tutti una casa (magari bioedilizia a basso consumo) piuttosto di meravigliarsi come l’uomo riesca sempre a sopportare la sfiga e ad adattarsi a (quasi) tutto?
    magari in Japan l’inverno è mite, ma da altre parti no.
    Però se qualcuno sceglie liberamente e autonomamente di vivere in uno scatolone svincolato da ogni catena dei beni materiali, personalmente non lo invidio ma due tre chiacchere sicuramente si, perchè da uno così c’è solo da imparare.

  • dome

    23 nov 2006 - 11:12 - #2
    0 punti
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    Ma secondo voi è meglio vivere in una “casa” di cartone ecosostenibile che in una casa di mattoni con una caldaia diesel che inquina più di un 747? Immagino si tratti di una infelice provocazione.
    A parte che nella foto ci saranno 10 batterie da auto… non credo siano il miglior modo di distribuire la corrente elettrica alle “abitazioni”.