Le etichette delle uova

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come leggere le etichette delle uova

Scusatemi se scrivo cose arcinote, ma ancora qualcuno ignora come leggere le etichette delle uova. L’ignoranza implica l’impossibilità di scegliere criticamente, limitandosi alla pubblicità fatta dal produttore sulla confezione.
Il primo numero in etichetta indica il tipo di allevamento: 0 corrisponde all’allevamento biologico, 1 quello all’aperto, 2 a terra, 3 in batteria. Lo 0 del biologico indica sia l’alimentazione della gallina che lo spazio (tanto!) che essa ha a disposizione per razzolare.

… “All’aperto con sistema estensivo” : 1 gallina per 10 metri quadrati di terreno all’aperto con vegetazione
… “All’aperto”: 1 gallina per 2,5 metri quadrati di terreno all’aperto con vegetazione
… “A terra”: 7 galline per 1 metro quadrato con terreno coperto di paglia o sabbia, ecc.
… “In voliera”: 25 galline per 1 metro quadrato con posatoi che offrono almeno 15 cm per gallina

Nel 2005 il 96,4% delle uova in commercio in Italia veniva da allevamenti in batteria, il 2,4% da allevamenti a terra, lo 0,7% era bio, lo 0,5% allevato a terra. Nel resto d’Europa va un pochino meglio, l’87% delle galline ovaiole vive in batteria.

Le uova scadono 28 giorni dopo la deposizione. Sulla confezione troverete solo la data di scadenza, per cui potete risalire alla deposizione sottraendo un mese scarso. Il periodo durante il quale le uova restano “Extra fresche” è di nove giorni dalla deposizione e sette dalla data di imballaggio.

Le uova fresche (da bere) se immerse in un bicchiere di acqua salata (con almeno 25 gr di sale da cucina) si adagiano sul fondo. Un uovo che abbia dai 2 ai 20 giorni si posiziona a diverse altezze nel bicchiere, un uovo vecchio (da buttare) galleggia in superficie, sporgendo dall’acqua.

PianetaUovo

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  • nickname Commento numero 1 su Le etichette delle uova

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    Ovvio che sarebbe meglio scegliere le uova prodotte nelle vicinanze, e non quelle che sono state già strapazzate facendo chilometri e chilometri… Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Le etichette delle uova

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    C'entra niente, ma tanto per sapere: un mio amico che lavora nelle uova mi ha detto di non acquistare le uova di calibro + grande (a volte le chiamano Jumbo) ma quelle di calibro medio o piccolo. Questo perché le uova di calibro grande sono deposte da galline vecchie ormai "esauste" e pronte per il macello e quindi meno ricche delle proprietà nutrienti che hanno invece quelle deposte da gallinelle ziovani. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 3 su Le etichette delle uova

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    saranno cose arcinote ma io non ne sapevo nulla. Cmq anche io come federicos ho una curiosità off topic. Ma come mai le uova le vendono fuori frigo e vanno conservate in frigo? Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 4 su Le etichette delle uova

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    Mi sono sempre chiesto: meglio uova di galline allevate a terra all'aperto ma infettabili da altri volatici selvatici di aviaria o allevate in batteria al chiuso allevate con crudelta ? essere o non essere ? Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 5 su Le etichette delle uova

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    Non ho più bevuto uova fresche da quando ho smesso di fare il coltivatore.Mi ricordo che alla mattina mi bevevo un uovo caldo appena fatto dalla gallina.Bei tempi quelli,purtroppo ora viviamo in un mondo ommerciale in cui l'agricoltura ha perso il sapore di un tempo aulico:Viviamo nella m…… Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 6 su Le etichette delle uova

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    ok Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 7 su Le etichette delle uova

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    Ma la produzione biodinamica non la contemplano proprio? Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 8 su Le etichette delle uova

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    [...] Non tutti però la pensano così. C’è anche da dire che molte volte essere ecologista non è sinonimo di vegetariano. Apparecchiarsi davanti a delle fumanti costarelle d’abbacchio non è solo e soltanto ingordigia e golosità. C’è anche un po’ di tradizione: gli antichi romani del dopo medioevo inaugurarono questo classico piatto pasquale. La macellazione avveniva tra Pasqua e giugno per un editto che vietava tutto l'anno di uccidere gli agnellini. Non da subito l’abbacchio venne da tutti apprezzato: inizialmente era destinato solo alle mense degli ebrei e dei più poveri. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Tradizioni a parte, c’è da dire che quasi ogni anno in prossimità della Pasqua c’è sempre un gran rumore sul consumo di agnelli. Mi chiedo se non sarebbe coerente fare lo stesso rumore per le uova prodotte dalle galline allevate in voliera: 25 galline per 1 metro, in pratica almeno 15 cm per gallina. Ricordo una volta di aver visto una trasmissione in cui un cuoco apparve con un cartello: “W il pollo”. Il messaggio era: si ritiene crudele mangiare la carne di agnello (perché piccolo e tenero) o di cavallo (perché bello ed elegante)…ma nessuno si fila così tanti i poveri polli! [...] Scritto il Date —

 

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