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Vetiver contro il dissesto idrogeologico

Pubblicato: 14 dic 2006 da lumachina

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filari di vetiver su un pendio della Malaysia

Il Vetiver, (Vetiveria zizanioides) è una pianta perenne di origine subtropicale presente in tutti i continenti ed anche nel bacino del mediterraneo, fino a circa 2000 anni fa. Nasce come pianta di palude, ma resiste bene in ogni ambiente, deserto compreso, dove si applica per rendere stanziali le dune mobili.

E’ una pianta della famiglia delle graminacee perenne e sterile, cioè non produce semi.
E’ un buon foraggio verde, pascolabile per i ruminanti, particolarmente apprezzato dagli ovicaprini ed il fatto che non si propaghi da sola e che sia palatabile per gli animali la rende sicura per ogni ecosistema pur non essendo autoctona.

Sistemando queste piante in dense file, poste parallele alle curve di livello, si consolida il terreno quando questo è franoso, grazie ad un apparato radicale particolarmente profondo ed importante che lega i diversi strati del sottosuolo insieme, prevenendone lo scivolamento a valle. Con lo stesso sistema si previene il dissesto idrogeologico, infiltrando nel terreno le acque in eccesso ed evitando così che queste transitino contemporaneamente per una sola via di scarico, generando alluvioni e smottamenti del terreno. In campo agricolo questo sistema di barriere si utilizza per prevenire la perdita di suolo in pendii coltivati, anche scoscesi, creando così le condizioni per un naturale terrazzamento che nel tempo modifica il territorio.

E’ grande anche la capacità del Vetiver di prosperare in terreni dai più diversi valori di pH e terreni con elevati gradi di inquinamento, difatti si applica per mettere in sicurezza le discariche di rifiuti solidi urbani ed i cumuli di materiale di scarto delle lavorazioni minerarie.
Come per i terreni, è in grado di estrarre inquinamento dalle acque trattando scarichi fognari, reflui industriali e domestici, e dall’aria incorporando enormi quantità di anidride carbonica.

Purtroppo il potenziale di applicazione di questa pianta è ancora poco noto al pubblico italiano, sebbene in paesi quali la Cina e l’Australia essa venga estensivamente utilizzata da almeno un decennio per prevenire disastri, lottare contro erosione e desertificazioni, mali notoriamente auto inflitti dal nostro stile di vita e produrre ricchezza ambientale, biodiversità, sostenibilità.

[Marco Forti]

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di AXE

    AXE

    14 dic 2006 - 10:41 - #1
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    lo usano anche nelle schiume da barba.

  • Luca B

    14 dic 2006 - 13:41 - #2
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    Il problema italiano è che gli interventi di contenimento idrogeologico non vengono proprio fatti. Nel momento in cui si decidesse di fare qualcosa questa pianta è certamente da prendere in considerazione ma non dimentichiamoci anche le essenze vegetali già utilizzate tra cui citerei il cipresso con radici verticali adatto ad ogni tipo di terreno e poi il cotoneaster e l’iperico che rimangono bassi soffocando le infestanti.

  • Profilo di rabelez

    rabelez

    18 dic 2006 - 12:58 - #3
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    Non mi sembra che in Italia sia sconosciuto, vedi il sito http://www.vetiver.it

  • costantino rapagna^

    20 dic 2006 - 20:27 - #4
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    io ne ho comperate 250 piantine nel 2000 non finirei mai di descrivervi il cambiamento avvenuto

  • il seminatore

    13 feb 2007 - 14:57 - #5
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    Caro/a Rabelez la pianta non è affatto sconosciuta, ma la tecnologia di impianto non è accessibile al pubblico semplicemente perché le piante non sono in vendita. La ditta di cui al link che tu porti nel tuo commento, non ti da le piante, ma la loro sistemazione a ben altro prezzo, questo da almeno 15 anni. Secondo me, invece, le piante devono essere disponibili per tutti assieme alle istruzioni chiare che tutti possono seguire per sostituire depuratori di acque e briglie in cemento armato, tanto quanto produrre biomassa per cogenerazione ed acqua calda. Per questo coltivo le piante senza finanziamenti né incentivi, e le vendo a prezzi popolari per restituire ciò che altri hanno sequestrato.
    Dimmi ora, ti sembra lo stesso approccio alla materia? se vuoi ulteriori informazioni sono qui.