Nella eco-tenda di Syusy Blady

Syusy Baldy a Bologna, per nomadizziamociSyusy Blady ha montato la sua tenda da "ecologista per caso" in una piazza di Bologna. Non una tenda qualsiasi, una tenda mongola, la yurta, non in un posto qualsiasi ma in Piazza Santo Stefano, quasi sotto le finestre di Romano Prodi.

Si tratta di "Nomadizziamoci. Una proposta ecocompatibile" e consiste in una 4 giorni non stop (fino al 21 dicembre) in cui l’artista ospiterà politici, uomini delle istituzioni e di spettacolo, urbanisti e accademici a parlare di tutela dell'ambiente.

La yurta è presa come sibolo di una vita sostenibile ma anche alla cultura della tolleranza. La tenda si avvale dei pannelli fotovoltaici per il riscaldamento e di veicoli elettrici per il ritiro della spazzatura.

Syusy ha spiegato la sua scelta della yurta a Ecomondo: ´A questo proposito l´ultimo viaggio che ho fatto in Mongolia mi ha fatto toccare con mano un modo di vivere perduto, il nomadismo. Il fatto di non permanere in un luogo, di non coltivarlo di non possederlo ti rende libero. Il fatto di portarti dietro la tua casa e le tue cose seguendo gli animali che debbono spostarsi sul territorio ti fa essere pienamente umano. Questo succede nella tundra mongola ma anche nei deserti per i Tuareg, nelle steppe per i Sami, nelle praterie per gli Indiani d´America, negli alpeggi per i nostri pastori´.

La jurta o ger per i mongoli è, tra le case trasportabili, la più perfetta. Ha una struttura in legno con le pareti che si chiudono a pantografo tenute assieme da lacci e mai da chiodi. Ha una grande finestra centrale al colmo del tetto tonda, divisa da otto raggi come la sacra ruota tibetana che fa diventare la tenda un orologio solare durante il giorno e un luogo di osservazione delle stelle alla notte. E´ coperta e coibentata da feltri fatti da lana ispessita e resa impermeabile da uno strato di tela gommata. È ricoperta dentro e fuori da uno strato di cotone. Ha i legacci di lana di cammello.

"Io – continua Blady - da tempo cercavo il modo per poter esemplificare e divulgare i temi del vivere ecosostenibile, volevo filmare un processo di adattamento al nostro mutato ambiente a rischio di esaurimento delle risorse fino ad ora in uso: il gas, il petrolio e tutti i suoi derivati. Avevo pensato a costruirmi una casa ecologica, in legno, ma non mi soddisfava l´idea. Cosa c'è di meglio di una jurta per esprimere la nostra permanenza precaria sul territorio che una volta usato, goduto, apprezzato poi viene lasciato come era?".

L'appello semi-serio è: "Non facciamo come i dinosauri, che fino all’ultimo giorno sono stati appiccicati al video a vedersi i ‘reality show’, senza accorgersi che l’ecosistema del pianeta intanto stava cambiando, decretando la loro fine".

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