Colonnine elettriche obbligatorie: ma le auto elettriche dove sono?

Con il Decreto sviluppo dal 1°giugno 2014 diventano obbligatorie le installazioni di colonnine elettriche negli immobili superiori a 500 mt per superficie utile e non adibito a abitazione. Insomma avete presente: uffici, centri commerciali, palestre, centri benessere, grandi studi medici, ecc ecc.

Questa norma è contenuta nell'art.17 e obbliga anche i Comuni a modificare i regolamenti edilizi come da Gazzetta Ufficiale:

i comuni adeguano il regolamento di cui al comma 1 prevedendo, con decorrenza dalla medesima data, che ai fini del conseguimento del titolo abilitativo edilizio sia obbligatoriamente prevista, per gli edifici di nuova costruzione ad
uso diverso da quello residenziale con superficie utile superiore a 500 metri quadrati e per i relativi interventi di ristrutturazione edilizia, l'installazione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli idonee a permettere la connessione di una vettura da ciascuno spazio a parcheggio coperto o scoperto e da ciascun box per auto, siano essi pertinenziali o no, in conformità alle disposizioni edilizie di dettaglio fissate nel regolamento
stesso.

Ma le auto elettriche dove sono?

Non si specifica il numero di colonnine o se sia sufficiente una colonnina per posto auto o per più posti auto. Ma detto ciò resta da capire a cosa serva un provvedimento del genere nel pieno di una crisi finanziaria e economica con il crollo in atto del mercato dell'auto. Non solo: sono evidentemente esclusi gli edifici di proprietà pubblica e dunque nella migliore delle ipotesi le auto blu resteranno esattamente dove sono.

Filippo Pavan Bernacchi presidende di Federauto ossia dei concessionari di autovetture, quelli sul serio interessati a questi provvedimenti per ottenere un po' di ossigeno dal mercato dice:

Perché investire in infrastrutture se i costruttori non hanno condiviso uno standard, almeno europeo, per le colonnine di ricarica? Così il rischio di buttare denaro è elevatissimo. Inoltre il progresso potrebbe ridurre i tempi di ricarica per mezzo di nuove tecnologie - attualmente ci vogliono dalle 5 alle 8 ore - rendendo inutili gli investimenti intermedi.

Peraltro si scaricano totalmente i costi su chi deve ristrutturare l'obbligo di installazione senza entrare però nel merito della richiesta: della serie fate un po' voi purché ci siano.

Due parole le spendo anche per il bonus che incentiverebbe l'acquisto di auto elettriche ma bocciato proprio da Federauto che dice:

A noi che gli autoveicoli li vendiamo, si tratti di una Panda o di una Carrera, le alimentazioni interessano poco. Se non nella misura in cui da cittadini amiamo l'ambiente e la sicurezza. Infatti che una vettura vada a idrogeno, gasolio, benzina, alcool, o sia elettrica, noi la commercializziamo e la assistiamo nella stessa misura. Sono i clienti che scelgono in base alle proprie tasche, gusti ed esigenze. Però in questo momento storico resta inconcepibile come il Governo Tecnico si possa occupare di una vicenda che interessa lo zero-virgola-zero del mercato lasciando irrisolti i problemi di un comparto che fattura l'11,4% del PIL e che occupa 1.200.000 addetti con l'indotto. In questo tragico momento, il più drammatico in Italia da quando è stata inventata l'automobile, abbiamo bisogno da una lato di disinnescare i 'disincentivi' varati dal Governo Monti con i rincari di Iva, IPT, bollo, superbollo, RC, pedaggi autostradali, accise - tasse che si sono rilevate un boomerang comprimendo i consumi e quindi le entrate per lo Stato - dall'altro di una politica di svecchiamento del circolante e del riordino della tassazione delle vetture aziendali. In sintesi: di un ricorso massiccio al caro vecchio buon senso.

Foto | TMnews

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