Discarica a Monti dell'Ortaccio, presentato il piano di gestione

Proteste Discarica

Il Co.La.Ri. di Manlio Cerroni (Consorzio Laziale dei Rifiuti) ha presentato il piano di gestione della nuova discarica di Roma, Monti dell'Ortaccio: resterà aperta per tre anni, inizialmente la volumetria sarà di 2 milioni e 600mila metri cubi, ma l'invaso arriverà a 4 milioni e 800mila metri cubi.

Secondo quanto dichiarato dal proprietario del Co.La.Ri. e di Malagrotta, l'avvocato Cerroni re dei rifiuti di Roma, i tre anni di apertura del nuovo invaso sono necessari

per consentire a Roma di dare la piena attuazione al programma per la lavorazione industriale dei rifiuti già previsto dal Piano regionale della giunta Polverini nonché dal Patto per Roma

Secondo Cerroni prima di dismettere la nuova discaricà sarà fondamentale il raggiungimento del 55% di differenziata, obiettivo che il Comune di Roma si è dato come raggiungibile entro il 2015 (oggi a Roma si differenzia circa il 23% dei rifiuti): un obiettivo definito “di comodo” dai comitati di cittadini oggi sul piede di guerra per la nuova discarica.
Secondo molti infatti tale percentuale sarebbe raggiungibile già entro la fine dell'anno, se l'Ama, il Comune di Roma e il Co.La.Ri. mettessero in atto risorse economiche e nondimeno la volontà a procedere in tal senso.

Il piano del Co.La.Ri. per Monti dell'Ortaccio ha già una iniziale incongruenza con la prescrizione posta dal ministero dell'Ambiente, che prevederebbe un tempo massimo di 18 mesi di apertura della nuova discarica a fronte dei 3 anni proposti da Cerroni, che nel nuovo progetto rimodula di fatto il piano originale risalente al 2009, che prevede anche la presenza di un bacino di ossidazione contenuto in una struttura provvisoria, utile per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti che non riescono ad essere lavorati dai quattro stabilimenti già esistenti, due di proprietà Ama (pubblica) e due di proprietà proprio del Consorzio di Cerroni.

Nel 2015 la discarica di Monti dell'Ortaccio sarà esaurita e

quel punto la discarica definitiva sarà una depandance degli impianti di trattamento industriale dei rifiuti e rappresenterà ben poca cosa nella chiusura del ciclo

Nel frattempo saranno previsti interventi infrastrutturali e di impermeabilizzazione, di convogliamento e stoccaggio del percolato, di raccolta biogas, di drenaggio e controllo delle acque meteoriche, la copertura finale e il ripristino ambientale dell'area.

Un'area che, è bene ricordarlo, risiede in una zona già satura di inquinamento: la discarica di Malagrotta, gli impianti di produzione biogas, la raffineria, il traffico pesante e, come se non bastasse, i rapporti Ispra 2010 e le analisi epidermiologiche dell'Asl Rm E, avrebbero dovuto rappresentare un deterrente nella scelta del nuovo sito di stoccaggio dei rifiuti post-Malagrotta, nondimeno la mancanza di una gara pubblica nonostante già in novembre l'avvocatura dello Stato aveva chiarito inequivocabilmente che non è nei poteri del commissario venire meno all'obbligo di gara ad evidenza pubblica.

Già nel dicembre 2010 Legambiente aveva chiesto delucidazioni, con un esposto alla Regione Lazio, sui lavori di sbancamento dell'area di Monti dell'Ortaccio, chiedendo chi li avesse autorizzati; la risposta non si è mai fatta sentire.

Via | Adnkronos
Foto TM News

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