La sporca storia del latte e perché non piace a Hollywood

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Dopo avervi raccontato la storia del viaggio di un pomodoro dalla serra al supermercato ecco la sporca storia del latte. Prendo spunto dal libro di Lorenzo Acerra Niente latte siamo a Hollywood in cui si spiega dell’impatto devastante sulla salute e sul Pianeta di questo prodotto derivato animale che ci è sempre stato presentato e indotto come un alimento salutare e innocente. Acerra lo racconta attraverso le scelte alimentari dei Vip: del perché un Prince o una Sheryl Crow o un Jim Carrey abbiano bandito dalla loro tavola il latte e i suoi derivati. Curiosità Vip a parte ma avete notato da quanto latte siamo circondati? Per soddisfare questa enorme proposta di alimenti a base di latte si è arrivati a far produrre a una mucca tra i 20 e i 40 litri di latte al giorno contro i 6 litri che produce per natura.

Fateci caso: l’offerta di prodotti a base di latte da almeno un decennio sembra essersi deduplicata. Da alimento nutriente per l’infanzia siamo passati al latte buono per tutto, facile prodotto da usare in preparazioni sia dolci sia salate. Nel 2011 Assolatte nel suo rapporto annuale scriveva che ogni italiano consuma 56 litri di latte all’anno: il 44,7% lo prende fresco e il 56,3% lo compra a lunga conservazione perché costa meno (gli italiani sono condizionati dal prezzo quando fanno la spesa). Un americano ne beve oltre 100 litri all’anno, un europeo mediamente ne beve tra gli 85 e i 90 litri all’anno.

Ci hanno presentato a tutti indistintamente un bicchiere di latte durante la nostra infanzia, dicendoci di berlo perché ci avrebbe reso forti le ossa; tutti abbiamo bevuto almeno un cappuccino; mangiato un gelato; la panna; il burro, le merendine al latte e i formaggini; l’ovetto al latte, i biscotti al latte e ripieni di crema di latte; il formaggio cremoso e con pochi grassi che puoi spalmare e mettere sulla pasta o nei dolci indistintamente; le ricotte,i latticini e i formaggi a pasta molle che riempiono interi scaffali dei banchi frigo nei supermercati;i bicchieri pieni di yogurt di ogni genere con o senza fermenti lattici, con o senza grassi ma tutti a parte rare eccezioni stracolmi di zucchero; e se ci sono intolleranti e allergici al latte? Sia mai che non si allineano nei consumi: per loro latte senza lattosio et voilà il prodotto è fatto. Non contenti abbiamo anche signore della Tv che ci propongono ogni santo giorno estivo o invernale le ricette “formaggiose”, “lattose”, “burrose” o “yogurtose”. Per non parlare del latte occulto infilato in decine di preparazioni: dai salumi, ai prodotti da forno, alle paste fresche, ai dolci e dolciumi e non e della pubblicità che è arrivata a presentarci la mozzarella come antidepressivo per le pene d’amore! Ma probabilmente la lista è molto più lunga e me ne saranno sfuggiti moltissimi altri.

L’analisi del perché siamo giunti a questo punto l’ha fatta Thierry Souccar nel saggio Lait, mesonges et propagande in cui senza ombra di filosofia vegan si racconta di come in Francia alla fine della Seconda Guerra Mondiale e su spinta degli americani sia stata innestata la cultura del “latte fa bene” senza che in precedenza fosse mai esistita.

Ma sapete quanto costa alla nostra salute e all’ambiente una mucca da latte? Una mucca ha il latte dopo aver partorito il suo vitello e ne produce circa 6 litri al giorno. Negli allevamenti intensivi le mucche da latte sono state selezionate e nutrite per produrre tra i 20 e i 40 litri di latte al giorno; terminata una gravidanza sono inseminate subito per continuare a produrre latte; il vitello è allontanato dopo 3 giorni; dopo 5 o 6 anni di gravidanze e super produzione di latte sonbo animali esausti e destinati alla macellazione: diveranno fettine e bistecche a buon prezzo poste nelle asettiche vaschette di polistirolo del supermercato. Una mucca da latte beve per super produrre 200 litri di acqua al giorno.

E ecco cosa scrive Promiseland a proposito dell’impatto sulla salute umana della carne di queste mucche fabbrica del latte:

Chi fa un costante uso di carne e latte nella propria alimentazione, riesce ad assumere in un anno fino a nove cicli di antibiotici. Gli antibiotici non sono l’unica sostanza che l’uomo assume bevendo latte. Gli animali costretti alla vita sedentaria in un box poco più grande di loro, gli impedisce di smaltire le sostanze ormonali che andranno a finire nel latte e nell’uomo. Molti medici sono convinti che esista una relazione tra latte animale e malattie come l’osteoporosi, diabete e perfino tumori. Alcuni pediatri consigliano l’assunzione di latte bovino solo dal secondo anno di vita del bambino da integrare con latte vegetale e consigliano di non dare latte prima della nanna perché può portare ad insonnia e disturbi nel sonno. Sono inoltre presenti pericolosi pesticidi ed agenti chimici, utilizzati per aumentare la produzione di foraggio destinato agli allevamenti.

Negli Usa lo scorso luglio è stata inviata una petizione dal PCRM Physicians Committee for Responsible Medicine, al Ministero per l’Agricoltura per eliminare il latte dai menù scolastici di 55 milioni di ragazzini americani portando in evidenza recenti studi che dimostrerebbero che il latte nella dieta quotidiana apporta troppi grassi e che ci sono migliori fonti per l’approvvigionamento di calcio quali latte di soia, di riso, fagioli e verdure fresche come i broccoli e non ultima l’acqua ricca di calcio.

Grazie a Promiseland per i tanti post dedicati al latte.

>> Perché il latte fa bene secondo Assolatte
>> Assumere calcio senza bere latte di mucca e derivati
>> Su Wired perché il latte fa male
>> Il benessere di una mucca da latte secondo Slow Food

Foto | Flickr

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  • nickname Commento numero 1 su La sporca storia del latte e perché non piace a Hollywood

    Posted by: ice

    fino all'età di 5-6 anni i miei aveevano una stalal ereditata dal nonno poi venne chiusa quando furono introdotte el quote latte . io continuao a bere latte, quando posso faccio rifornimento ai distributori a km0 molto diffusi in emilia . in montagna ci sono ancora tante famiglia che hanno un economia di sussistenza, ben lontana dall'artificiosità del mondo consumista orticello, galline, mucche i nonni in pensione curano orto, pollaioa e ttutte le sere mungono le mucche le mucche di razze da lavoro possoo essere munte anche solo una volta al giorno, ma in tal caso la montata lattea decresce molto rapidamente. l'importante è essere coerenti (non si puo per pigrizia o per altre necessità far saltare la mungitura all'animale e la cadenza deve rimanere costante) Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su La sporca storia del latte e perché non piace a Hollywood

    Posted by: barbara_primo

    Grazie a te per aver sintetizzato così bene diversi articoli. La cosa che mi frulla sempre più spesso per la testa è che non è la produzione di latte che è aumentata per soddisfare la domanda crescente, ma piuttosto è aumentata a priori la produzione e quindi ora latte e derivati li infilano ovunque, anche in alimenti dove storicamente non hanno niente a che fare (prosciutto, gnocchi, wurstel, salsicce…). Le campagne marketing fanno il resto per spingere il consumo. Riguardo al commento di ice non vedo cosa c'entrino coerenza e pigrizia con la mungitura: coerenza sarebbe lasciare il latte al vitellino, naturale destinatario di tale produzione delle ghiandole mammarie bovine. Poi se vogliamo credere alle favole e a Heidi che vive sui monti facciamolo pure ma ci terrei a precisare che il 99% delle persone vive in agglomerati urbani, lavora 40 e più ore alla settimana e compra il latte al supermercato, dove di sicuro non trova quello di Heidi, né ha il tempo di andare sui monti a cercarsi il produttore che soddisfa le sue esigenze etiche (ammesso che ne abbia). Scritto il Date —