Discariche Ilva, nessun sequestro per gli altri veleni di Taranto

Non c'è pace per la città di Taranto, soffocata dai veleni dell'Ilva provenienti non solo dai camini dell'industria siderurgica, ma anche dalle discariche di rifiuti speciali esistenti nello stabilimento; stando ad una dichiarazione dell'esponente dei Verdi Vincenzo Conte le discariche di rifiuti speciali dell'Ilva nell'ex borgata tarantina di Statte sarebbero gestite in totale anarchia.

Conte si chiede come mai il gip Todisco non abbia provveduto al sequestro, oltre che dell'area industriale dello stabilimento Ilva, delle discariche

che da sempre operano in una situazione di totale anarchia e in violazione di tutte le prescrizioni, come dimostrano i 4 sequestri compiuti nel tempo dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce. In quel sito, vorrei ricordare, è stato smaltito tutto l’amianto rimosso dai reparti Ilva dal ’92 in poi in quanto dichiarato fuori legge.

Amianto che, nei giorni di vento, si solleva da queste discariche per volteggiare sopra la città di Taranto; sono in molti a pensare che queste polveri siano più pericolose di quelle provenienti dal parco minerario, ma ad oggi oltre ai sequestri del Noe nessuno di è ancora preso la briga di verificare.

Eppure il gip Todisco nel provvedimento di sequestro si era posta il problema delle discariche Ilva, evidenziando problematiche nella gestione delle polveri degli elettrofiltri che secondo l'Arpa Puglia venivano classificare con codice Cer, quindi come rifiuti non pericolosi, anche se

le polveri in realtà non potevano essere smaltite nei modi effettuati dall'Ilva trattandosi di rifiuti pericolosi (un campione) ovvero non pericolosi (tre campioni) da smaltire comunque in discariche per rifiuti pericolosi.

L'Arpa aveva già segnalato un'ipotesi di reato agli organi competenti già quattro anni fa, ma nulla si è ancora mosso, nonostante il gip Todisco parli chiaramente di “dissennata e criminale gestione delle polveri degli elettrofiltri”, smaltite dai Riva con modalità ancora da chiarire.

Nel frattempo dal ministero dell'ambiente continuano a dirsi fiduciosi sia sul destino industriale di Taranto che su quello prettamente sanitario; un aspetto, quello medico, piuttosto sottovalutato dai sindacati, come dimostrato dalle parole del segretario Uil Angeletti il quale, intervistato dal Tgcom24, ha chiaramente definito l'eventuale chiusura dell'Ilva

il peggior spot industriale per l'Italia ammettendo che in Italia non e' possibile produrre l'acciaio. E gia' ne produciamo meta' rispetto alla Germania.

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno
Foto | Flickr

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