La crisi dei consumi non tocca i cibi biologici: bene frutta e verdura

Chi sono i consumatori di cibo biologico? Il profilo lo stila una ricerca Nomisma dal titolo I consumi alimentari biologici di fronte alla crisi alimentare condotta da Silvia Zucconi e Fabio Lunati in cui si traccia anche il profilo dell'acquirente:

E’ laureato, ha un reddito mensile superiore ai 3550 euro, ha figli sotto i 12 anni ed abita nel Centro-Nord.

Manco a dirlo: le aziende agricole biologiche sono per lo più in Sicilia e in Calabria mentre per la trasformazione sono in testa Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. I dati di questo mercato in ascesa sono stati presentati al Sana di Bologna nientemeno che da Mario Catania ministro all'Agricoltura che ha riconosciuto l'enorme valore economico e commerciale di questo comparto, invitando a puntare su questo settore agricolo per contrastare la crisi:

Siamo fortemente impegnati, insieme a tutto il sistema di controllo e certificazione specifico per il biologico, per aumentare le garanzie sulla qualità delle produzioni biologiche. A giorni infatti, tra le diverse misure che abbiamo messo in campo, diventerà operativa l'informatizzazione per la gestione dei dati di settore, che semplificherà il carico burocratico per le aziende e migliorerà l'efficacia dei controlli.

E veniamo ai criteri adottati per la scelta del cibo biologico: per il 34% degli 810 intervistati deve essere di provenienza italiana; il 10% esige il marchio di certificazione; il 72% lo acquista nella Grande distribuzione (Ecoblog già segnalava quanto fosse facile trovare prodotti biologici nei supermercati); il bio secondo il 71% degli acquirenti è più sicuro e per il 67,4% offre una qualità migliore. I prodotti più acquistati sono nel segmento fresco: frutta, verdura, ortaggi e uova. Va molto bene anche l'olio.

Veniamo a chi non acquista prodotti alimentari bio: per il 30% sono cari anche se il 70% degli intervistati si dice disposto a provarli; il 53% ha acquistato in un anno almeno 1 prodotto bio.

Personalmente li acquisto e il problema del prezzo secondo me è direttamente proporzionale al tipo di packaging scelto. Porto l'esempio dei petti di pollo biologico a fettine confezionate in vaschetta di polistirolo, in atmosfera protettiva e protetti da triplo strato di plastica che si aggirano intorno ai 18 euro al chilo! Un prezzo decisamente elevato rispetto ai petti di pollo da allevamenti tradizionali che possono anche costare intorno ai 7-8 euro a chilo. Magari se i polli bio fossero dati interi ai reparti macelleria e fossero venduti regolarmente nel fresco avremmo prezzi più bassi. Idem per le uova: 4 bio costano intorno a 1,50 mentre 10 tradizionali 1,50. Diversa la situazione per pasta e conserve dove i prezzi sono allineati alle grandi marche della distribuzione.

Via | MyFruit, Mipaaf
Foto | Flickr

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