Pagare un cellulare con il sangue del Congo a causa del coltan

Quanti cellulari cambiamo in un anno? Quanti cellulari e palmari si vendono nel mondo? Dietro ogni telefonino che ci viene proposto a prezzi sempre più bassi o un computer conveniente si nascondono guerre e sfruttamento di altri esseri umani e di risorse. Un cellulare, oggetto apparentemente innocuo, nasconde dietro di sé una sporca guerra di interessi e sfruttamento delle materie prime tra cui il tantalio metallo di transizione, numero atomico 73 e simbolo Ta. Non vi dice nulla, scommetto. Ebbene nella Repubblica democratica del Congo si trova l'80% di tutto il tantalio e viene usato in combinazione con la columbite per cui dà vita al coltan ovvero columbite-tantalite per i componenti elettronici di cellulari e computer.

E veniamo alle guerre che si sono scatenate proprio a causa del Coltan (ma anche per l'oro, i diamanti, il cobalto) nella Repubblica del Congo e a causa dell'aumento vertiginoso della richiesta mondiale di questo minerale. Ecoblog ne scriveva già nel 2009 a proposito della sensibilizzazione proposta dalla Diocesi di Modena con la quaresima degli SMS. A agosto Amnesty International denunciava il mezzo milione di sfollati dopo i combattimenti a Nord di Kivu.

L'economia del coltan dunque si è sviluppata illegalmente per la corruzione della classe politica e controllata da militari e ribelli che di volta in volta prendono il potere scontrandosi con le milizie di Uganda e Ruanda. L'ONU è dal 2002 che cerca di ripristinare la legalità e nonostante i 17mila peacekeeper inviati la guerra è peggiorata. Il punto è che a sovvenzionare la guerra sono quelle stesse multinazionali dell'elettronica interessate a tenere i prezzi del coltan basso e a pagarlo a chi lo va a estrarre a mani nude, per lo più bambini, pochi centesimi al chilo.

Le multinazionali americane come Motorola e AVX seguite poi da Nokia sono state coinvolte dalla legge Dodd-Frank che impone la certificazione della provenienza del coltan usato o meglio di indicare se i minerali usati provengono da zone di guerra. Sono esenti da questa legge le multinazionali che non operano in America e tutti i subappaltori cinesi.

In Europa e in Italia siamo ancora indietro e Secondo protocollo presentò lo scorso anno una proposta di Protocollo:

Ora servirebbe che Europa e Governo italiano sostengano questa proposta alle Nazioni Unite o che quantomeno, almeno a livello europeo, si chiedesse l’applicazione del “Protocollo per la certificazione della provenienza del coltan” almeno alle aziende elettroniche europee. In attesa che la proposta venga valutata sarebbe molto bello da parte delle aziende che producono elementi elettronici contenenti coltan (soprattutto telefonini e computer) una presa di coscienza che l’acquisto di “coltan insanguinato” è un danno per tutta l’umanità e non solo per le popolazioni che abitano i territori dove il minerale viene estratto. Basterebbe l’introduzione di regole basi che certifichino che i materiali da loro prodotti siano “free bloody coltan”. L’immagine di queste aziende ne guadagnerebbe enormemente.

Dunque noi consumatori italiani e europei non possiamo scegliere ma possiamo fare pressione per avere elettronica con marchio "zone conflict free".

Via | ConsoGlobe, Young, Secondo Protocollo
Foto | Flickr

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