Incendio alla centrale nucleare di Rostov, la "vetrina atomica" di Russia

Un incendio, durato tre ore, si è sviluppato il 7 settembre scorso all'interno della barriera protettiva di cemento del reattore 3 della centrale nucleare di Rostov, in Russia; la notizia è trapelata solo oggi.

La centrale di Rostov, che dista circa 1000km da Mosca, è composta da tre reattori Vver del sottotipo R1000/320, un modello già balzato alle cronache per criticità e problemi di varia natura (come l'incidente, nel giugno 2011, nella centrale nucleare Leningrado 2, ove crollarono 1200 tonnellate di metallo che circondavano la barriera protettiva dell'edificio): la costruzione del primo reattore cominciò nel 1977 per entrare in funzione nel 2001, il secondo venne cominciato a costruire nel 1983 per terminarsi nel 2009 mentre i lavori per il terzo reattore vennero riavviati nel 2009, per una serie di ritardi, e dovrebbero concludersi nel 2013; come se non bastasse è prevista la costruzione di un quarto reattore.

L'incendio sarebbe durato tre ore, sembra che nell'area fossero in corso lavori di saldatura, e avrebbe comportato danni per milioni di rubli; non sono state segnalate vittime e feriti o emissioni radioattive pericolose, ma il ritardo con cui è stata data questa notizia non fa ben sperare.

In Russia sono infatti sempre più frequenti questo tipo di incidenti e, nonostante le rassicurazioni e gli insabbiamenti ad arte per mano della lobby nucleare russa, persino la Russian Federal Service for Environmental, Technological and Nuclear Oversight (Rostekhnadzor) parla di violazioni delle procedure di costruzione e controllo delle centrali:

tali violazioni hanno un carattere sistematico. Le ragioni principali per le violazioni sono le qualifiche insufficienti, le deboli conoscenze tra il personale delle esigenze delle norme federali e dei regolamenti, della documentazione di costruzione e delle attrezzature

Rostov, definita “la vetrina dell'atomo russo” registra incidenti ormai con regolarità (l'ultimo in agosto) ma le istituzioni russe sostengono sempre che:

la radiazione resta nel limiti normali e non supera i livelli di fondo naturali. Non ci sono motivi di preoccupazione

In tal senso l'impianto è sempre stato definito “supersicuro”, fiore all'occhiello del nucleare russo, ma due incidenti in due mesi (entrambi insabbiati dall'informazione russa) dovrebbero far suonare un campanello d'allarme: proprio pochi mesi dopo la tragedia giapponese di Fukushima il governo russo aveva stanziato 171milioni di rubli per la costruzione del quarto reattore, sottolineando quando la Russia punti molto sull'approvvigionamento energetico nucleare.

Via | Greenreport
Foto | englishrussia.com

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