
Alcuni studenti del famoso MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston facenti parte del gruppo BEInG (Biological Energy INterest Group) si stanno occupando di “energia biologica”: si tratta di sfruttare il metabolismo degli organismi viventi per produrre energia.
Hanno inserito un’alga verde in tubi fatti di PVC trasparente - detti fotobioreattori - montati in parallelo su unico supporto (nella foto). I fotobioreattori sono collegati - all’estremità inferiore - ad un sistema di pompaggio che permette la circolazione d’aria al loro interno, mentre alla loro estremità superiore avviene la raccolta dell’energia prodotta, in questo caso sotto forma di idrogeno (si veda il grafico). Le alghe usano infatti l’energia solare per compiere la fotosintesi e ciò permette ad un particolare enzima in esse contenuto (hydrogenase) di produrre idrogeno.
L’efficienza di conversione energetica del prototipo di pannello ad alghe verdi costruito dal gruppo BEInG, è inferiore rispetto a quella di un normale pannello fotovoltaico, ma John Craven, un membro del gruppo, è certo che l’ingegneria genetica riuscirà a rendere la fotosintesi un valido sistema di produzione dell’energia. In particolare i ricercatori dovranno individuare:
Insomma, si tratta di una ricerca agli inizi e Craven sembra fiero del fatto che, per ora, il suo è l’unico gruppo al mondo a sperimentare questo tipo di pannelli solari. Certamente è troppo presto per dire se questo tipo di ricerca sfocerà in applicazioni concrete. Se però l’era dell’idrogeno è davvero alle porte, ben vengano le ricerche su come produrlo ad impatto zero.
I vantaggi dell’energia biologica sono molteplici: si può ipotizzare che la vita di un pannello “batterico” sia praticamente infinita (ma abbisognerà di manutenzione?) e che il suo impatto ambientale sia molto basso (sia nella fase produttiva che in quella di smaltimento). Lo svantaggio di questo tipo di ricerche, invece, è comune a tutta le biotecnologie: fino a che punto è opportuno e sicuro manipolare la natura?
[Matteo Razzanelli]
Magnus
15 mar 2007 - 10:57 - #1http://www.springerlink.com/content/g1024r12514u7g54/
Questa pubblicazione koreana del 1993 utilizza proprio questo principio con il Rhodospirillum rubum KS-301.
http://www.geocities.com/debabrata_das_2002/EMT.pdf
Mentre questa è del 2001 ed utilizza un Enterobacter, un batterio intestinale, che vive in condizioni anaerobiosi.
L’idea nei laboratori biochimici è già datata, ora nn resta che trovarne un modo piu efficiente ed economico per sfruttarla…se il futuro è l’auto a idrogeno, potrebbe essere un buon mezzo per farsi il pieno in casa, a basse ripercussioni sull’ambiente.
nataluca
15 mar 2007 - 11:24 - #2È un’idea geniale!
Magnus
15 mar 2007 - 15:12 - #3Per rimanere in tema…è di un’ora fa la notizia ansa del progetto Hydrosol capace di produrre idrogeno per elettrolisi, ma producendo elettricità dal solare…
http://www.ansa.it/ecoenergia/notizie/rubriche/solare/20070315124934234111.html
ecoblog
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xiaobu005
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