
Se possedete un campo di mais in una qualunque parte del mondo, ho grandiose notizie per voi: la vostra proprietà l’anno scorso si è rivalutata almeno del 15%! Merito dell’aumento del prezzo del mais da etanolo.
Dall’Australia agli Stati Uniti passando per Argentina (+27%) ed Uruguay non ci sono eccezioni, anzi: se avete la fortuna di possedere un bell’appezzamento di terra in Idaho, allora vi comunico che il 2006 vi ha regalato una rivalutazione del 36%. E pensare che una volta si diceva che non c’è niente di meglio che investire nel mattone… e invece una villetta nei pressi del centro finanziario di Londra, a Islington, nel 2006 si è rivalutata “solo” dell’11%.
Ma non abbiate fretta di incassare: prima di correre dall’agente immobiliare a svendere le vostre quattro mucche, sappiate che nei prossimi anni gli analisti finanziari si attendono rivalutazioni simili: ogni anno un bel 15%. Alzi la mano chi conosce investimenti (legali) così redditizi: non per niente fondi d’investimento internazionali come Hancock Agricultural Investment Group (USA) e Pergam Finance (Francia) e grandi istituti finanziari come l’australiana Macquarie Bank Ltd. girano il mondo a caccia di fattorie in vendita.
Dietro tassi di rendimento così alti da far apparire il Conto Arancio come una manica di strozzini si cela la vecchia legge del mercato: il prezzo è dato dall’incontro tra domanda e offerta. Jim Farrel - uno che ne dovrebbe sapere qualcosa, dato che è CEO della Farmers National Co. di Omaha, una società che gestisce 1,2 milioni di acri di terra distribuita fra 3700 fattorie - ha infatti dichiarato: “Non sono gli investitori a spingere verso l’alto i prezzi della terra, ma l’aumento dei prezzi del mais dovuto alla domanda di etanolo”.
Come se non bastasse, l’aumento dei prezzi è anche stimolato dal fatto che ogni anno la terra coltivabile diminuisce perché il terreno si deteriora o viene costruito. Fra il 1981 e il 2001, le fattorie statunitensi hanno perso 9,6 milioni di acri (il 2,8%).
Ma non è tutto. Cercate di seguirmi perché la faccenda si fa ironica: il prezzo delle fattorie sale perché sale la domanda di etanolo, che è salita perché i governi cercano soluzioni per il riscaldamento globale. Ma il riscaldamento globale renderà la vita difficile all’agricoltura… facendo ulteriormente salire i prezzi della terra coltivabile! Jim Rogers, genio della finanza, ex partner in affari di George Soros, nell’elaborare questa equazione ha infatti dichiarato che i mal di pancia di Madre Natura “faranno andare alle stelle i prezzi agricoli”.
Ma non tutti sono così entusiastici: alcuni investitori sottolineano la volatilità dei prezzi dei terreni, legati ai prezzi dei prodotti agricoli. Se però è vero che negli ultimi 15 anni il rendimento medio dei terreni agricoli è stato del 10,9% (dati USA), allora il rischio non è poi così grave.
Sia come sia, sento odor di grande affare e ho come la sensazione che i prezzi agricoli siano gonfiati dai sussidi pubblici e dall’immagine “verde” di cui l’etanolo gode. Mi sembra di cogliere un parallelismo fra l’aumento dei prezzi dei campi di mais ed i 51,3 miliardi di dollari in sussidi federali per il mais che il governo USA ha concesso fra il 1995 ed il 2005. Sarà meglio che i governi si chiariscano le idee sui biocarburanti prima che sia troppo tardi…
[Matteo Razzanelli]
Via | Bloomberg
giovanni 3
16 mar 2007 - 08:19 - #1Si è scoperta l’acqua calda.Il terreno ,come qualsiasi attività vale per quello che produce.L’agricoltura stà attraversando un periodo non felice,ma ecco che l’interesse verso il mais fà lievitare i prezzi.Infatti,mentre molti agricoltori hanno dovuto vendere per i debiti altri si sono fatti avanti.Molti hanno fatto incetta di terreni a basso prezzo.
AXE
16 mar 2007 - 10:17 - #2speriamo che in italia buttino giù qualche capannone e coltivino di +.
giovanni 3
16 mar 2007 - 11:00 - #3I carburanti ecologici non sono del tutto buoni,hanno una certa negatività.In Brasile si stà mettendo a coltivazione la foresta e questo porterà effetti negativi per il pianeta terra.Gli alberi sono molto utili .L’eliminazione della enorme foresta creerà delle noie al clima.
soldiblog
16 mar 2007 - 17:15 - #4[…][…]
Matteo Razzanelli
16 mar 2007 - 18:19 - #5Gli amici di soldiblog hanno ripreso la notizia, ecco il link:
http://www.soldiblog.it/post/887/la-guerra-delle-pannocchie
Governo USA: i biocarburanti si faranno senza mai
02 apr 2007 - 16:24 - #6[…] Oggi lo stra-sovvenzionato etanolo made in USA viene quasi tutto dalle pannocchie, cosa che ha causato aumenti vertiginosi del prezzo del mais (+100% nel 2006) e dei campi coltivabili (+15% all’anno). A rimetterci non sono solo i messicani, che tradizionalmente usano il mais per preparare le tortillas, ma anche gli allevatori di animali americani. Dato che la produzione statunitense di etanolo dovrebbe aumentare di circa 2,4 miliardi di galloni fra il 2007 ed il 2008, le proteste cominciano a farsi sentire. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Forse per calmare gli animi, Sell ha dichiarato che in futuro si useranno biocarburanti non provenienti dal mais. Uno è l’etanolo cellulosico, ottenuto grazie a microbi che separano gli zuccheri contenuti nelle particelle legnose di colture non commestibili e fanno poi fermentare gli zuccheri fino a che non diventano carburante. Un altro è il biobutanolo, che si può ottenere sia dal petrolio (!) che dalle biomasse. Sell è convinto che questi nuovi biocarburanti – disponibili fra una decina d’anni - aiuteranno a tagliare i gas serra. Il vice-ministro ha anche affermato che al momento questi carburanti sono molto più costosi del normale etanolo, ma che la ricerca troverà soluzioni capaci di abbattere i costi. Non solo, per Sell l’Amministrazione Bush finanzierà anche ricerche utili per la riduzione del riscaldamento globale quali lo sviluppo del carbone pulito (!!). Altri metodi di riduzione delle emissioni globali, come la borsa delle emissioni (che fissa tetti nazionali di emissioni di gas serra) sono invece considerati dal governo USA troppo dannosi per l’economia (con buona pace dell’ambiente). […]
Piergiorgio
10 set 2007 - 12:03 - #7ho un campo di mais verde da vendere, vorrei sapere il prezzo di vendita al quintale.
Grazie e cordiali saluti
Piergiorgio Valetto
ecoblog
25 ott 2007 - 02:35 - #8[…] […]
èrri
22 mar 2008 - 15:45 - #9E’ un grosso problema, gli USA, per arrivare a sostituire il 20% della benzina e del diesel con biocarburante dovrebbero, alle condizioni attuali, coltivare granoturco su un quarto del loro territorio.
Qualcuno ha pensato agli altri prodotti alimentari? All’aumento dei prezzi? Alla fame nel mondo?
Darione
17 apr 2008 - 13:11 - #10Il prezzo del mais è di 22,6 euro al quintale.
La faccenda dell’etanolo e dell’aumeto dei prezzi, secondo me, è pura speculazione da parte dei petrolieri al fine di evitare l’entrata in commercio di tale tipo di carburante che eviterebbe moltissime guerre (che sono diventate ormai delle discariche per rifiuti radiattivi). Avete idea delle quantità di terreno incoltivato che c’è nei Paesi dell’Est Europa? Come mai i dati sulla richiesta dei cereali nel mondo non è mai stata pubblicata prima? Il problema è legato a quanti fanno grossissimi affari sulle spalle degli agricoltori. Vi posso garantire che, caso strano, appena aumenta il prezzo dei prodotti agricoli, vengono aumentati i prezzi dei fitosanitari, dei fertilizzanti, delle macchine agricole, dei carburanti e vengono aumentate le percentuali per la commercializzazione del prodotto: tutti costi che si vanno ad aggiungere al prezzo al consumatore, riducendo sempre e comunque il guadagno del produttore. Il prezzo di un kg di carote al supermercato, al Kg è di 1,2 euro. Al produttore vengono pagate dagli 8 ai 10 centesimi. Il grano incide per un 10% sul costo del pane. Le pere vengono pagate al produttore 50 centesimi e vengono vendute a 2,5 euro. Allora, per concludere, i biocarburanti, se gestiti bene, possono creare un vero arricchimento in termini sia economici che sostenibili. L’importante è gestire bene la cosa. Vi ricordo che dal mais è possibile ottenere plastica biodegradabile e dalla soia si possono ottenere carburanti.