Scoperta una nuova specie di scimmia in Congo ma rischia di finire in padella

Appena scoperta e già rischia di entrare nella lista delle specie a rischio estinzione. Parliamo della Cercopithecus lomamiensis, una scimmia africana nota agli indigeni come Iesula, di recente identificata dai ricercatori John e Terese Hart, a capo di un progetto di ricerca e conservazione nelle aree più remote ed incontaminate della Repubblica Democratica del Congo.

La scimmia, la vedete nella foto sopra, era stata avvistata per la prima volta nel 2007 in cattività nella città di Opala. La scimmia somigliava moltissimo alla scimmia gufo, una specie che ha il volto simile ad un gufo ma il colore del pelo era diverso da quello di tutte le altre specie note ai biologi.

Nei tre anni successivi, i ricercatori hanno osservato la scimmia allo stato selvatico, raccogliendo materiale genetico per accertarne la specificità ed osservandone il comportamento. Le loro osservazioni e la descrizione accurata della nuova specie di scimmia africana sono riportate in un recente studio, apparso sull'autorevole rivista scientifica PLoS ONE.

La nuova specie spazia in un ambiente incontaminato ampio, un range di quasi 17 mila km quadrati, ma non abbastanza vasto da proteggerla dal rischio di estinzione nell'immediato futuro. Già, perché, come sottolineano gli autori dello studio, bastano pochi anni di perdita di habitat a tassi elevati e caccia per portare la nuova specie sull'orlo della scomparsa definitiva.

Al momento l'area in cui vive è scarsamente popolata ma quando i cacciatori di animali selvatici (la scimmia viene cacciata per la carne in Congo) si inoltreranno nelle foreste più incontaminate, la Iesula non sarà più al sicuro.

Bisogna intervenire prima, spiegano John e Terese Hart, perché queste specie, con un habitat molto limitato, possono passare da specie che non corrono seri rischi di estinzione a specie gravemente minacciate nel giro di pochi anni. Quella della Iesula è la seconda nuova specie di scimmia africana scoperta negli ultimi 28 anni.

Foto | Courtesy of Hart et al

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