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Pornografia climatica e comunicazione della scienza

Pubblicato: 21 mar 2007 da lumachina

Commenti dei lettori

comunicazione scientifica dei cambiamenti climaticiPaul Hardaker e Chris Collier della Royal Meteorological Society hanno lanciato un invito ai colleghi climatologi a non esagerare con gli allarmi sui cambiamenti climatici.

Entrambi i ricercatori sono convinti che i cambiamenti climatici in atto siano reali e causati dall’uomo, ma sostengono che il catastrofismo hollywoodiano non sia la migliore strategia comunicativa a disposizione degli scienziati.

Il problema che si pone in questi casi e’ vecchio: la scienza non propone certezze assolute come i profeti e il pubblico non e’ abituato a prendere in seria considerazione la probabilità di un evento. “Se questa cosa non e’ sicura, allora aspettiamo fino a quando non sapremo con certezza che cosa succederà”.

Rimandare ad un futuro indeterminato la presa di coscienza del problema e procrastinare le misure correttive e’ assai poco lungimirante, per questo gli scienziati che sentono l’urgenza di smuovere i politici danno toni vividi ed eclatanti alle loro comunicazioni.

Secondo Hardaker e Collier le campagne di sensibilizzazione in atto potrebbero finire per assordare la gente con un precoce ed ininterrotto “Al lupo! Al lupo!” e diventare inefficaci in futuro. Ecco perché consigliano moderazione. Io aggiungerei che occorre educare il pubblico a prendere sul serio l’incertezza della scienza: incertezza che non deve diventare paralizzante.

Via | BBC

» Making Sense of the Weather and Climate
» Climate porn from IPPR

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di harlock

    harlock

    21 mar 2007 - 09:15 - #1
    0 punti
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    scioglimento dei ghiacciai, katrina, el nino, alluvioni, bufere di neve, incendi, inverni miti, estate torride:

    cos’altro aspettiamo?

    Vero è che gli allarmismi non servono. Basterebbe che tutti ragionassimo su quello che succede e gli scienziati e gli ambientalisti potrebbero starsene felicemente a bocca chiusa.

  • arlekan

    21 mar 2007 - 22:00 - #2
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    …e adottare il principio di precauzione?
    Magari è tutta una balla, ma se fosse vero a che disastro vado incontro?

  • Luigi S.

    22 mar 2007 - 01:08 - #3
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    Paul Hardaker e Chris Collier vorrei sapere quanto li hanno pagati i petrolieri!!? per dire queste caz…te. Ma avete capito adesso la scienza non è certezza!!! vogliono insinuare che la causa dell’effetto serra non è da imputare alle attività umane.

    forse aspettano che DIO risolva il problema del CO2 e dell’effetto sera….non esiste un altro
    pianeta terra dove ci possiamo rifugiare in caso
    di disastro…

  • Profilo di alemari1986

    alemari1986

    20 dic 2007 - 21:01 - #4
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    Vincenzo Artale, fisico oceanografo dell’Enea, dice “bisogna intraprendere tutte le strade indicate dall’Ipcc per contrastare i cambiamenti climatici”, ma dà per scontato che sia possibile “contrastarli”, il che in ambito accademico e scientifico non è stato ancora stabilito. “Inoltre dobbiamo finanziare più generosamente la ricerca scientifica” (pienamente d’ accordo) per capire sempre meglio come funziona il clima e anticiparne l’evoluzione; domanda: ma se si abbisogna (giustamente) di ulteriori fondi per la ricerca per “capire sempre meglio (…)”, mi sembra legittimo chiedersi a che livello siano attualmente le conoscenze scientifiche sul clima e soprattutto SE TALI CONOSCENZE SIANO SUFFICIENTI PER GARANTIRE LA VALIDITA’ SCIENTIFICA DELLE “STRADE INDICATE”. Non sarebbe più sensato PRIMA capire bene come funziona il clima (a presciendere da quanto tempo ci si metta) e POI agire sulla base di quanto si è capito? Riguardo al fatto che queste “strade” beneficino anche l’ occupazione, ho i miei forti dubbi, dal momento che per esempio, per una sostanziale riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera occorrerebbe chiudere le fabbriche, e non aprirle come giustamente stanno facendo i paesi in via di sviluppo e vorrebbero fare quelli sottosviluppati. Questo punto andrebbe discusso con chi si intende di economia, a mio dire.

    “come è stato possibile che un severo e circostanziato allarme lanciato da un migliaio di scienziati si sia trasformato in qualcosa di molto diverso?”. Beh, molti scienziati sono alquanto scettici sul fatto che questo allarme fosse “circostanziato”

    Sul mondo accademico pesa ad esempio il sospetto di aver contribuito all’equivoco cercando di bucare con i toni iperallarmisti il muro di omertà che ha circondato a lungo le problematiche del riscaldamento globale e ottenere così più fondi per la ricerca.

    Se è così, allora è l’ IPCC stesso a dover spiegare parecchie cosette, dal momento che le previsioni “meno rosee” sono proprio quelle che si leggono nei suoi rapporti. TUTTO il mondo accademico non può essere accusato, dal momento che alcuni hanno fatto più volte sentire la loro voce, come gli scienziati del Petition Project e (è giusto riconoscerlo) anche ALCUNI membri dell’ IPCC.

    Artale però non è d’accordo. “In Italia questa colpa la scienza sicuramente non ce l’ha, per il semplice fatto che è mancato l’oggetto del contendere:

    Non solo, ma anche in Italia ci sono state voci scientifiche che hanno detto “no” al catastrofismo e hanno fatto un’ attenta e imparziale analisi e critica dei contenuti dei rapporti IPCC.

    Lo scienziato italiano gira quindi la palla ai mass media. “Il dibattito - denuncia - soprattutto in Italia dovrebbe essere portato su livelli più tecnici a non a quelli da soap opera a cui stiamo assistendo”.

    Questo è innegabile. In televisione e sui giornali si legge di tutto, da semplici e “passabili” strafacioni a vere e proprie “prese per i fondelli” per i lettori e sconcertanti farneticazioni pseudoscientifiche.

    (…) è possibile che a contribuire a questa situazione siano stati anche gli ambientalisti, attraverso il facile ricorso, soprattutto in passato, a toni catastrofisti?

    Forse eh? “Facile ricorso a toni catastrofisti”; “facile”? PERENNE, semmai!

    Ermete Realacci, uno dei leader storici dell’ecologismo italiano, la pensa diversamente. “Il ricorso a toni apocalittici - risponde - è stata una tentazione presente nella crescita dell’ambientalismo, ma non è un atteggiamento efficace e io non vi ho mai fatto ricorso. Credo che il catastrofismo di oggi abbia altre origini”.

    Eh già, fortuna che si parlava di gente che non accetta le proprie responsabilità! “Il ricorso a toni apocalittici” E’ STATA UNA COSTANTE DEI MOVIMENTI AMBIENTALISTI DA ALMENO 30 ANNI! Non è un atteggiamento efficace? Non si direbbe, visto il numero di volte in cui si è usato questo genere di approccio, a prescindere da quali siano le sue “origini”!.

    Con l’innalzamento dei toni si cerca soprattutto di coprire l’inadeguatezza della risposta politica

    Che strano! E io che pensavo che servisse a impressionare e convincere quanti più…chiamiamoli “incauti” và, quanti più incauti possibile!

    Il catastrofismo come un rumore di fondo che mette quasi completamente a tacere qualsiasi spunto per l’ottimismo

    e qualsiasi discorso scientifico, direi.

    la scienza ha appena imboccato due strade come bioingegneria e nanotecnologie che promettono potenzialità enormi per trovare soluzioni alle nuove sfide.

    peccato che gli stessi ambientalisti siano PER PRINCIPIO avversi alla boingegneria! E tra un pò non ci sarà da stupirsi se lo saranno pure alle nanotecnologie!

    Eppure di questo potenziale positivo nel dibattito non c’è quasi traccia e spesso i progressi della ricerca vengono vissuti come ulteriori motivi di angoscia.

    I PROGRESSI DELLA RICERCA NON VANNO VISSUTI, VANNO CAPITI! Chi si “angoscia” di fronte al progresso della scienza è chi NON LA CAPISCE, e quindi prima di parlare dovrebbe informarsi. Vorrei concludere con l’ esprimere la mia sincera ammirazione e la mia stima per il citato prof. E. Bellone, storico della scienza, il cui continuo lavoro di divulgazione scientifica è un faro nella tenebre della cultura italiana.

    Rispondo a arlekan.
    Il Principio di Precauzione è una colossale baggianata; è MALPOSTO, AMBIGUO E (ironia tragica) PERICOLOSISSIMO. Sarò più preciso se mi chiederai dettagli.