L'ambigua rinuncia del Giappone alle centrali nucleari entro il 2030

Ve lo preannunciavo ieri e oggi arriva la notizia ufficiale: il Giappone dismetterà entro il 2030 raggiungendo in questa nuova politica energetica la Germania e la Svizzera. Dunque 18 mesi dopo l'incidente nucleare di Fukushima Daiichi che non sembra del tutto privo di conseguenze arriva la pesante decisione. Che però non sembra del tutto convinta e convincente se appunto come annunciato si basa su tre principi: non saranno più costruite centrali nucleari; i reattori saranno fermati dopo 40 anni di attività e infine non sarà accettata da qui al 2030 la riaccensione dei reattori se non dopo il superamento dei test validati da una autorità predisposta ad hoc.

Insomma: da un lato si tiene conto della volontà dei giapponesi di non avere più a che fare con l'atomo ma dall'altro si strizza l'occhio ai gestori delle centrali lasciandoli sopravvivere. In mezzo una politica giapponese altamente instabile, per cui tra uno, due o 3 anni tutto potrebbe essere nuovamente rimesso in gioco. Infatti, accanto al progetto di uscita dall'atomo viene viene anche annunciato un nuovo Piano energetico. Compenserà quel 30% di energia elettrica prodotta dalle centrali e si basa su un deciso aumento dell'importazione di gas e sullo sviluppo delle energie rinnovabili, risparmio energetico e esplorazione delle risorse disponibili quali la geotermia e anche il gas scisto.

A oggi hanno ripreso a funzionare due dei 50 reattori presenti sull'Arcipelago e rispetto alla decisione di oggi non sono mancate le ostilità degli imprenditori giapponesi. Infatti sostengono che rinunciare al 30% di energia prodotta dalle centrali nucleari andrà a pesare sulla competitività dell'economia giapponese e il risultato sarà pagare l'energia molto di più rispetto al passato.

Prima della catastrofe di Fukushima il Giappone era il terzo consumatore di energia nucleare al mondo mentre con la nuova politica energetica diventerà il primo importatore al mondo di gas e il terzo importatore di petrolio. Il governo ha stimato la settimana scorsa che l'abbandono immediato del nucleare costerà al Giappone 3.100 miliardi di yen ossia circa 30,4 miliardi di euro per anno per le importazioni supplementari di petrolio.

Via | Le Monde, Obs, Le Figaro
Foto | TMnews

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