“La svolta sul solare”. Così il ministro per l’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha definito il protocollo di intesa oggi firmato da Enel ed Enea per il via libera al progetto “Archimede”. Si tratta dell’impianto (primo al mondo) che integrerà un ciclo combinato a gas con un impianto solare termodinamico che sorgerà presso la centrale Enel di Priolo Gargallo in provincia di Siracusa. Che il ritorno in Italia del premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia, stia producendo i suoi frutti? Dopo il disinteresse italiano sul progetto, Rubbia si era rifugiato in Spagna, e invece oggi siamo noi a vantarci della notizia.
L’impianto rappresenta la prima applicazione a livello mondiale di integrazione tra un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico. Archimede consentirà di produrre energia elettrica aggiuntiva di fonte solare capace di soddisfare il fabbisogno annuale di 4.500 famiglie; un risparmio di circa 2.400 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno e minori emissioni di anidride carbonica per circa 7.300 tonnellate all’anno. Il tutto grazie ad un investimento di oltre 40 milioni di euro.
Per quanto riguarda i tempi di realizzazione bisognerà attendere il 2009, quando verrà realizzato un modulo da 5 Megawatt e consentirà di produrre energia elettrica aggiuntiva di fonte solare capace di soddisfare il fabbisogno annuale di 4.500 famiglie.
Via | Enea
mmmmax
26 mar 2007 - 17:20 - #1sì sì sì
geppe67
26 mar 2007 - 18:24 - #2Desta perplessità che si spendano 40 milioni di euro per produrre appena 5 Mwh. In Italia il consumo annuale è di 325 milioni di Mwh, per cui servirebbero 65 milioni di centrali come questa.
Speriamo che Rubbia abbia qualche altra idea….
Luigi S.
26 mar 2007 - 19:24 - #3infatti….la vedo dura con questi costi riuscire a recuperare il ritardo con gli altri paesi della UE. Inoltre la conversione industriale delle vecchie centrali a ormai è un fatto non è rinviabile. In altre parole ci troviamo difronte ad una urgenza climatica planetaria. Se andiamo di questo passo be allora la catastrofe inevitabile…..già il protocollo di kyoto è stato dichiarato insufficiente è non lo
applichiamo …….
renso
26 mar 2007 - 20:18 - #4Prima si sperimenta poi si costruisce in serie. Abbassando i prezzi e aumentando l’efficienza.
Bricke
26 mar 2007 - 20:42 - #5Io ho trovato molto interessante questa discussione tra “esperti”:
http://www.aspoitalia.net/index.php?option=com_content&task=view&id=140&Itemid=38
magutzen
26 mar 2007 - 21:51 - #6@geppe67: c’e’ scritto che la centrale ha una potenza di 5 Mw NON che produce 5 Mwh. I megawatt misurano la potenza, i megawattora l’energia. Sono due cose completamente diverse.
snowchimic
27 mar 2007 - 21:19 - #7Non penso che sia ancora la soluzione ai mali dell’ambiente, ma è un altro passo in più per la scienza e per l’umanità.Sfruttare il solare e le sue potenzialità è la grande alternativa e soluzione.Ho letto non mi ricordo dove che in un’ora il sole irradia tanta energia sulla terra quanta viene consumata nel mondo dall’uomo….
facendo due conti
anti
28 mar 2007 - 21:47 - #8scusatemi se mi intrometto ma già altre volte avevo scritto su questo sito dando anche le specifiche tecniche su questo impianto a nuova tecnologia che sta sorgendo a 2 passi da casa mia. e che ho seguito e seguo ancora oggi. il progetto iniziale parlava di 20MW e non di 5 con gli ovvi risultati oggi non so perchè c’è stato questo cambiamento quindi le potenzialità esistono anzi aggiungo questa tesi che avevo trovato già alcuni mesi fa e pure presentata.
L’Europa potrebbe ottenere entro il 2050 la quasi totalità del suo fabbisogno energetico da fonti pulite, senza ricorrere a combustibili fossili o al nucleare. A sostenerlo è un rapporto commissionato dal ministero dell’Ambiente tedesco. Lo studio, realizzato dai fisici Gerhard Knies e Franz Trieb, due membri del Trec, un consorzio di ricerca per la cooperazione tra Europa e paesi del bacino del Mediterraneo nello sviluppo delle fonti rinnovabili, sottolinea però che per raggiungere l’obiettivo è necessario puntare sul solare termodinamico, realizzando una serie di centrali nelle zone desertiche del Nordafrica e una rete elettrica a corrente continua.
“In un anno ogni chilometro quadrato di deserto - spiega Franz Trieb - riceve l’energia solare equivalente a un milione e mezzo di barili di petrolio. Moltiplicando questa potenzialità per le aree desertiche della Terra otteniamo un totale di energia pari a qualche migliaia di volte l’attuale consumo energetico mondiale. Questa energia può essere catturata usando degli specchi per concentrare la luce solare e trasformarla in calore”.
Le centrali invocate dallo studio non utilizzano infatti i consueti pannelli fotovoltaici che siamo abituati ad associare all’energia solare, ma il sistema termodinamico. Grandi superfici coperte da specchi trasformano la luce del sole in calore che a sua volta riscalda ad altissime temperature (oltre i 500 gradi) un liquido o un gas (nel nostro caso è una miscela di sali minerali ecocompatibili, ndr) che crea vapore in grado di mettere in moto delle turbine di tipo convenzionale (si studia anche per altre turbine di nuova progettazione, ndr).
Si tratta di un sistema che ha diversi vantaggi. Innanzitutto quello di poter continuare a produrre corrente anche nelle ore notturne grazie alla “forza d’inerzia” della sostanza riscaldata. I curatori dello studio sottolineano poi che queste centrali, se costruite nei pressi del mare, possono alimentare dei desalinatori in grado di fornire acqua con cui coltivare la terra all’ombra degli specchi.
I limiti del solare termodinamico sono invece legati alle grandi dimensioni richieste dagli impianti. Per questo motivo le possibilità di sviluppo nei paesi fortemente antropizzati come quelli europei è limitato, mentre nei deserti nordafricani avrebbero la loro collocazione ideale. Per i detrattori del solare questo è un ulteriore limite in quanto nel deserto l’energia non serve e trasportarla altrove è inefficiente. Tesi, quest’ultima, che Knies e Trieb nel loro studio negano seccamente.
“A differenza di quanto si ritiene comunemente - spiegano di due ricercatori - il progetto di alimentare l’Europa con questo tipo di tecnologia è assolutamente realizzabile e vantaggioso dal punto di vista economico. Grazie alle moderne linee di trasmissione a corrente continua ad alto voltaggio, solo il 3% circa della potenza va perduta per ogni 1000 chilometri di rete. Questo significa che si potrebbe portare questa energia dall’Africa del Nord a Londra con perdite del 10%, molto meno delle dispersioni tra il 50% e il 70% che hanno caratterizzato per molti anni la trasmissione delle centrali convenzionali a carbone”.
“Considerando anche i costi di trasmissione - spiega ancora Trieb - abbiamo calcolato che per l’Europa l’energia solare sarebbe una delle forme di approvvigionamento più economiche”. Senza contare i vantaggi politici e ambientali dello sganciarsi da fonti inquinanti e dal prezzo volatile come petrolio e gas naturale. Per questo il rapporto raccomanda ai paesi europei di avviare una collaborazione con gli stati dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente per creare insieme una rete elettrica ad alto voltaggio per la corrente continua per condividere insieme i vantaggi di una vasta produzione di energia pulita.
arrivederci
Albert Mairhofer
23 apr 2008 - 22:00 - #9Per il ponte solare Africa Europa la pennisola funge davvero come ponte e le centrali idroelettriche nelle Alpi (Tirol-Adria) regoleranno la produzione.