Rifiuti, in Italia il 50% finisce in discarica

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L’International Solid Waste Association (ISWA) ha presentato oggi a Firenze, nell’ambito del Congresso Internazionale dell’associazione, la ricerca “Globalizzazione e gestione dei rifiuti solidi” dalla quale sono emersi numeri e modalità di smaltimento a dir poco inquietanti: stando all’ISWA, il 70% dei rifiuti prodotto sull’intero pianeta vengono conferiti in discarica, l’11% viene incenerito (o gassificato) e solo il restante 19% viene riciclato e gestito con trattamento meccanico biologico, compostaggio incluso.

Un giro d’affari, quello dei rifiuti su scala mondiale, dal valore di 400miliardi di dollari l’anno per le 4 miliardi di tonnellate di immondizia prodotte annualmente; l’Italia, purtroppo, non si piazza molto bene nel “ranking mondiale” della monnezza: il Belpaese infatti smaltisce in discarica il 50% dei rifiuti che produce, con picchi dell’80% (superiore quindi alla media planetaria) in alcune regioni.

La notizia peggiore è che spesso le discariche italiane non sono nemmeno a norma a causa del mancato pre-trattamento degli scarti; la strada intrapresa porta, innegabilmente, a soluzioni virtuose ma siamo ancora piuttosto arretrati, lontani da quegli standard europei che chiedono la chiusura delle discariche, sostituite da pratiche virtuose di recupero.

La regione meno virtuosa è la Sicilia, che smaltisce in discarica il 93% dei rifiuti che produce (di cui meno del 30% viene pretrattato), mentre la più virtuosa è l’Emilia Romagna che registra un -15% di rifiuti conferiti in discarica.

Non si tratta solo di un obiettivo ambientale, ma anche economico: secondo l’ISWA infatti il trattare i rifiuti con altre modalità potrebbe portare, solo in Italia, migliaia di nuovi posti di lavoro; milioni nel mondo.

David Newman, presidente ISWA, ha dichiarato in tal senso:

bisogna trasformare il 70% dei rifiuti avviati allo smaltimento in discarica in materia soggetta a recupero creerebbe milioni di nuovi posti di lavoro in un settore che già impiega 40 milioni di persone nel mondo. Attraverso l’attivazione di nuovi sistemi di raccolta differenziata, recupero e trasporto presso impianti dedicati, questo già significativo numero potrebbe facilmente raddoppiare

Un evidenza in tal senso è la Regione Campania, famosa nel mondo per camorra e monnezza: l’incremento della raccolta differenziata (e l’entrata a regime dell’inceneritore di Acerra) ha portato non solo ad una riduzione dello stoccaggio in ecoballe ma anche importanti ripercussioni sul dato occupazionale; secondo la Commissione Europea per ogni 10mila tonnellate di rifiuti in discarica si registra un addetto.

La stessa quota di rifiuti indirizzata a compostaggio o recupero registrerebbe 10 addetti. Un dato che si commenta da solo e mi fa fare una domanda piuttosto chiara: che aspettiamo a differenziare i rifiuti?

Via | Asca
Foto | Flickr

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