Nel mondo, ogni settimana, vengono messi in rete due nuovi generatori elettrici a carbone: in futuro, saranno di più. Lo dice la Platts, gigante mondiale dell’informazione energetica (gruppo McGraw-Hill).
Mentre negli ultimi cinque anni le emissioni di CO2 provenienti dalle centrali a carbone sono aumentate di 1 miliardo di tonnellate l’anno, per i prossimi cinque anni si prevede invece un aumento 1,2 miliardi di tonnellate l’anno.
Si tratta di un quadro poco confortante, dato che già oggi le centrali elettriche a carbone sono responsabili di un terzo delle emissioni totali di anidride carbonica di origine umana e che il carbone è una delle fonti energetiche più inquinanti che si conoscano.
Il maggior produttore mondiale di energia elettrica da carbone è la Cina, con 112.613 GW di capacità aggiunta negli ultimi cinque anni. In futuro invece il maggior incremento percentuale di capacità ed emissioni verrà da Stati Uniti ed Unione Europea. Per gli Stati Uniti in particolare si prevede una performance impressionante: dovrebbero passare dagli attuali 17,5 milioni di tonnellate/anno di anidride carbonica proveniente dagli impianti a carbone (media degli ultimi cinque anni), ai 248 milioni di tonnellate/anno.
In termini assoluti invece i maggiori costruttori di nuovi impianti a carbone saranno - nell’ordine - Cina, USA e India. L’Europa segue a notevole distanza.
La Cina rallenterà la sua corsa al carbone, dimezzando la costruzione di nuovi impianti rispetto a quanto è accaduto nel quinquennio passato, ma - in virtù delle sue enormi dimensioni - resterà comunque il maggior inquinatore per quanto riguarda il carbone.
Com’è possibile che l’era di Kyoto e del riscaldamento globale si distingua per massicci investimenti nel carbone?
La ragione fondamentale sta nel basso prezzo e nell’ampia disponibilità di riserve di carbone, equamente distribuite in tutto il mondo e sufficienti almeno per i prossimi 180 anni. Non solo le grandi potenze, ma anche paesi più piccoli - come lo Sri Lanka, il Laos e addirittura l’Iran, un paese petrolifero - si stanno infatti avvicinando al carbone. L’aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale e l’instabilità politica mediorentale non hanno fatto che accentuare questa tendenza. Tanto che nel 2011 potremmo trovarci ad avere 7.474 centrali a carbone in 79 paesi per un totale di 9 miliardi di tonnellate di CO2 emesse in atmosfera ogni anno.
In questo senso, purtroppo, l’Italia non è “in leggera controtendenza” come scriveva tempo fa Beppe Grillo: se infatti è vero che Scaroni, AD dell’ENI, punta su carbone e nucleare, bisogna dire che non si trova certo solo.
Sia come sia, queste pessimistiche previsioni non sono fortunatamente incise nella pietra. Persino Steve Piper, analista della Platts, in questo podcast in inglese ha detto che gli investitori internazionali stanno cominciando a prendere in considerazione le normative sulle emissioni di gas serra: in Texas ad esempio alcuni investitori hanno rivisto al ribasso le loro previsioni di investimento nel carbone. Allo stesso modo, alla Platts pensano che la Cina non potrà sottrarsi all’infinito alle numerose pressioni internazionali che chiedono una riduzione della sua impronta ecologica.
[Matteo Razzanelli]
Via | Christian Science Monitor
» Coal: a clean energy source for the future? su EurActiv.com
» L’Europa taglia il carbone su Ecoblog
» International Energy Outlook 2006 su Ecoblog
Luigi S.
31 mar 2007 - 00:57 - #1come prevedevo, andiamo in controtendenza mentre dovremmo ridurre drasticamente le emissioni di CO2, si fa il contrario e poi e difficile invertire questa situazione… anzi stiamo peggiorando una situazione che anno dopo anno diventa più critica.
Non si può invertire la marcia da giorno un l’altro, ormai la follia dilaga nel mondo.
Una volta si parlava di combattere la fame nel mondo e di come portare l’acqua dove è scarsissima, in futuro invece si parlerà di come
salvare la propria pelle da un disastro annunciato….l’acqua sarà un bene prezioso piu
dell’oro.
Grazie Staff.
Licia71
31 mar 2007 - 02:17 - #2ma siamo impazziti???Stanno facendo tutto il contrario di quello che dovrebbero fare..è pazzesco!!non se ne fregano niente!
Andrea M
31 mar 2007 - 15:58 - #3Come volevasi dimostrare! Tutti (tranne i cattivi!) a firmare il famoso protocollo di Kioto, poi si scopre che nessuno lo rispetta ed infatti adesso si vede la corsa al carbone. Che senso hanno tutte le promesse del protocollo di Kioto?
Il Giornale del Passatore » Blog Archive &r
31 mar 2007 - 16:42 - #4[…] Per approfondire cliccate qui. […]
Satollo
03 apr 2007 - 16:25 - #5Io ho l’impressione che i protocolli non serviranno a nulla finché la gente non si spaventerà sul serio. Perché le politiche energetiche sono troppo delicate e controllate da chi ci fa soldi sopra pr venire velocemente modificate. Per non parlare poi di chi si deve muovere (politici innanzi tutto) che lo faranno solo quanto avranno il fuoco sotto il c..o (come in tantitssime cose importanti).
E anche la gente è lontana dal problema: non c’è forse stato in questi anni l’esplosione delle stufe a pellets e dei caminetti? Certo, perché alla fine scaldare con queste costa meno, conti alla mano, ma cosa scarichiamo in aria? non solo CO2 ma anche tanto particolato. E la CO2 non è il solo problema che abbiamo, anche se si parla solo di quella.
Carbone: riaprono miniere in GB
05 apr 2007 - 09:17 - #6[…] La corsa al carbone recentemente rilevata dagli esperti è una realtà che si tocca con mano anche nella nostra Europa. Nel Galles meridionale è infatti tornata l’era del carbone: si aprono nuove miniere e si richiamano i minatori al lavoro. Si progettano anche nuove miniere profonde, cosa che non accadeva dagli anni ‘70. […]
Governo USA: i biocarburanti si faranno senza mai
17 apr 2007 - 21:37 - #7[…] Oggi lo stra-sovvenzionato etanolo made in USA viene quasi tutto dalle pannocchie, cosa che ha causato aumenti vertiginosi del prezzo del mais (+100% nel 2006) e dei campi coltivabili (+15% all’anno). A rimetterci non sono solo i messicani, che tradizionalmente usano il mais per preparare le tortillas, ma anche gli allevatori di animali americani. Dato che la produzione statunitense di etanolo dovrebbe aumentare di circa 2,4 miliardi di galloni fra il 2007 ed il 2008, le proteste cominciano a farsi sentire. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Forse per calmare gli animi, Sell ha dichiarato che in futuro si useranno biocarburanti non provenienti dal mais. Uno è l’etanolo cellulosico, ottenuto grazie a microbi che separano gli zuccheri contenuti nelle particelle legnose di colture non commestibili e fanno poi fermentare gli zuccheri fino a che non diventano carburante. Un altro è il biobutanolo, che si può ottenere sia dal petrolio (!) che dalle biomasse. Sell è convinto che questi nuovi biocarburanti – disponibili fra una decina d’anni - aiuteranno a tagliare i gas serra. Il vice-ministro ha anche affermato che al momento questi carburanti sono molto più costosi del normale etanolo, ma che la ricerca troverà soluzioni capaci di abbattere i costi. Non solo, per Sell l’Amministrazione Bush finanzierà anche ricerche utili per la riduzione del riscaldamento globale quali lo sviluppo del carbone pulito (!!). Altri metodi di riduzione delle emissioni globali, come la borsa delle emissioni (che fissa tetti nazionali di emissioni di gas serra) sono invece considerati dal governo USA troppo dannosi per l’economia (con buona pace dell’ambiente). […]
Fabio bett
26 apr 2007 - 12:01 - #8Cari amici,
purtroppo il problema persiste nella mafia globale delle energie fossili che nemmeno i governi possono controllare.
Si tratta di un buisness troppo forte e potente che non da’ alcuna prospettiva per il completo sviluppo delle rinnovabili.
I big delle industrie petrolchimiche vogliono aumentare l’uso del petrolio e danneggiare l’economia delle rinnovabili, aquisendo tutte quelle piccole imprese energetiche comunali, regionali ect..
Vogliono accaparrarsi tutti i grossi impianti fotovoltaici e danneggiare le ricerche di enti come Enea..
Abbiamo tutta la tecnologia per cambiare, ormai potremmo vivere completa,mente di energia rinnovabile ma allora perchè nessuno si ribrella??TUTTI SI LAMENTANO MA NESSUNO SI RIBELLA AI GOVERNI???
Pensate che addiritura si dice in giro che Marte sia simile alla terra, e che abbia un’atmosfera azzurra (offuscata da filtri foto della nasa), e che sia un pianeta vivibile ma nascondono questa cosa per far accedere solo un certo rango di gente in un futuro, e noi siamo costretti a comprare petrolio per l’eternita’ e magari ce lo importano anche da marte cosi un giorno questo pianeta …
Stefano D
28 mag 2007 - 11:10 - #9Incredibile che venga evidenziata solo l’emissione di anidride carbonica della combustione del carbone com efonte inquinante. La combustione del carbone produce addirittura inquinamento da metalli pesanti e radioattivi. L’anidrida carbonica non è nulla in confronto.
Matteo Razzanelli
28 mag 2007 - 18:22 - #10@ Stefano D: il motivo è che nell’articolo si parla di emissioni che provocano l’effetto serra e dunque il mutamento climatico mondiale. Altre sostanze - pur sempre velenose - sono inquinanti a livello locale, ma non sono gas serra. Le iniziative internazionali come il Protocollo di Kyoto sono dirette a scongiurare il riscaldamento globale. Questo non significa che gli altri inquinanti meritino meno attenzione, ma i gas serra potrebbero causare una catastrofe mondiale nel giro di poco tempo e per questo gli accordi internazionali riguardano i gas serra.
rrrrrrrrrr
02 giu 2008 - 12:39 - #11mi servono cose sensate x la ricerca di scuolaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
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fiu