La conversione al biologico di una azienda, oltre che un vantaggio per l’ambiente, può essere un vero guadagno. Al vinitaly si dice che i consumatori abbiano cominciato a prendere in considerazione gli aspetti etici del vino, oltre a quelli organolettici, e che le aziende virtuose, che trattano bene sia le viti che i dipendenti, riescano a vendere bene.
Esemplare l’esperienza di Giacomo Rallo, siciliano che imbottiglia con il marchio Donnafugata: “Nella mia azienda siamo passati da una produzione di 200 quintali per ettaro a 75 quintali, facendo impennare la qualità e di conseguenza conquistando sul mercato soglie di prezzo elevate, mentre abbiamo abbattuto le spese per gli antiparassitari. Non ci vuole una formula magica per guadagnare di più, spendere di meno e garantire i consumatori.”
Oggi alle 15 si parlerà delle prospettive del vino bio al convegno organizzato dall’AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) e ARSIA (Agenzia regionale Toscana per lo Sviluppo e l’Innovazione nel settore Agricolo-forestale)
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valcatraz
04 apr 2007 - 13:15 - #1Anche un mio amico che ha un’azienda agricola sta passando alla produzione biologica.
Dal loro sito (http://www.ginopedrotti.it):
“Dal 2005 abbiamo dato una svolta al nostro “fare” viticoltura:
abbiamo ridotto drasticamente il numero dei trattamenti, abbiamo usato soprattutto prodotti naturali (oli, propoli, alghe, …).
Il nostro obiettivo è quello di riequilibrare, irrobustire la vite, poter vinificare uve senza residui chimici e rispettare al massimo il delicato equilibrio del nostro ambiente.”