Il nuovo rapporto IPCC

61 paesi a rischio per  cambiamenti climatici

Iniziano oggi a Bruxelles le discussioni che precedono la pubblicazione, venerdì prossimo, del secondo pezzo del rapporto dell'IPCC (International Panel on Climate Change).

Questo rapporto valuterà impatti, possibili adattamenti e vulnerabilità degli ecosistemi naturali e antropici rispetto ai cambiamenti climatici.

Da quanto già pubblicato sulla stampa e anticipato qualche settimana fa, pare che i primi effetti si avranno in Africa e America latina (carestie e aumento della virulenza delle malattie tropicali con conseguenti tensioni socio-politiche e flussi migratori). Entro il 2035 i ghiacciai della catena dell'Himalaya, che alimentano i grandi fiumi del continente asiatico, si scioglieranno del tutto. L'agricoltura indiana subirà un tracollo del 30%. Dal 2050 in poi l'Asia sarà afflitta da carestie.

Cina, Stati Uniti ed Europa, dove inizialmente ci sarà un aumento della produttività agricola, saranno la meta dei "rifugiati ambientali" provenienti dalle zone rese inospitali.

Il Dipartimento della difesa americano aveva già messo in conto, 4 anni fa, che la crescente scarsità di risorse sarebbe diventata motivo di tensioni sociali. Alla base del genocidio del Darfur potrebbero esserci i cambiamenti climatici e tra gli obbiettivi strategici del conflitto tra Libano e Israele c'è l'utilizzo delle acque del fiume Litani.

Per quanto costose o difficili, le misure di mitigazione dei cambiamenti climatici sono ormai una necessità che non possiamo più permetterci di posticipare.

» Wars of the world: how global warming puts 60 nations at risk on The Indipendent
» Riscaldamento globale, vertice a Bruxelles sul CorSera

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