Ilva, il Ministero dell'Ambiente sarà parte civile al processo di Taranto

Mentre si polemizzava sulla notizia del ritardo nella pubblicazione dei nuovi dati sulla mortalità a Taranto, ieri sera il ministro Corrado Clini ha twittato un pensiero che erano in molti, associazioni ambientaliste e cittadini di Taranto in testa, ad attendere da tempo:

Il ministero dell'Ambiente si costituirà parte civile nel processo mirato a individuare responsabilità per l'inquinamento di Taranto.

Ma andiamo per ordine:è emerso ieri da indiscrezioni stampa che lo studio "Sentieri", coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità, avrebbe registrato nell'area dell'Ilva un eccesso di mortalità del 10%; il ministro Balduzzi si è affrettato a chiarire il giallo dei nuovi dati, minimizzando e spiegando che questi verranno pubblicati solo il 12 ottobre prossimo:

Stiamo attendendo conferme relative a tre profili. La prima è che su un arco di 12 anni c'è una variazione dell'esposizione per alcune patologie. Inoltre stiamo elaborando i risultati di un monitoraggio biologico per valutare una criticità relativa ai prodotti caseari. Infine, saranno presentati i risultati di uno studio nazionale sull'inquinamento dei mitili. Tutti questi dati dovrebbero essere presentati il 12 ottobre

Nel frattempo il presidente dell'Ilva Bruno Ferrante ha depositato alla Procura della Repubblica di Taranto un piano di interventi di risanamento immediati, che coinvolgeranno tutta l'area a caldo ancora sotto sequestro, depositando anche un'istanza per richiedere la possibilità di continuare a produrre; Emilio Riva, gli azionisti e Ferrante hanno deciso di aumentare gli investimenti per andare incontro alle richieste del gip Todisco: mezzo miliardo di euro secondo l'amministratore delegato di Ilva; la richiesta di Ferrante alla procura arriva il giorno dopo lo stop per gli impianti sequestrati, notificato all'Ilva dai custodi giudiziali.

Nel provvedimento dei custodi si stabilisce la dismissione e la bonifica delle aree e dei forni già sequestrati dalla procura, opere che prevedono lo spegnimento definitivo degli impianti e del rifacimento di buona parte degli stessi; secondo il ministro Clini questi provvedimenti non implicano la chiusura dell'Ilva, ma sono parte del risanamento della stessa. Più duro invece il commento del ministro Cancellieri:

Non posso pensare che l'Ilva chiuda. Se ciò accadesse, chiuderebbe mezzo Paese. Il problema va affrontato con impegno, garantendo il lavoro

Certamente il prezzo da pagare sul piano occupazionale è drammatico e rappresenta un cubo di Rubik complicatissimo per Taranto, che da anni è schiacciata tra l'incudine del lavoro ed il martello dei tumori, in un battersi reciprocamente che non ha fatto altro che aggravare il problema; ha ragione in tal senso il ministro Cancellieri a inorridire di fronte all'ipotesi si 20mila posti di lavoro perduti, ma altrettanto hanno ragione le numerose associazioni che urlano da anni nel silenzio assordante di tutti, istituzioni in primis.

Il caso Ilva è la prova provata delle politiche ambientali inesistenti messe in atto fino ad oggi su tutto il territorio italiano, non solo su Taranto; la città pugliese è solo l'evidenza più clamorosa di come il trovarsi schiacciati da un ricatto occupazionale non faccia altro che avvilire il lavoratore ed il cittadino in quanto tali, complice l'ignavia istituzionale che non ha fatto altro che aggravare la situazione.

I proclami politico-ambientali su Taranto, negli anni, si sono sprecati; alla fine è intervenuto l'unico attore che nessuno si aspettava intervenisse: la procura.

Via | Ansa
Foto | Flickr

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