La biodiversità minacciata dal cemento delle città in espansione

Stando a uno studio pubblicato dalla rivista statunitense Proceedings of the National Academy of Science la biodiversità è messa seriamente a repentaglio dalla rapida espansione urbana delle città prevista nei prossimi dieci anni.

E' sempre il rapporto di amore ed odio tra l'uomo ed il cemento ad essere al centro di accesi dibattiti internazionali sul futuro del pianeta; anche in Italia, dove l'espansione edilizia degli ultimi 40 anni ha creato non pochi problemi, si sta sviluppando una sensibilità più acuta in materia: dal decreto salva suolo al dibattito che ne è scaturito (utile o inutile, applicabile o non applicabile) fino al Consiglio Nazionale dei Geologi, che ieri ha lanciato un chiaro allarme legato alla stagione piovosa, il dibattito pubblico su come dovrebbero svilupparsi le nostre città è diventato accesissimo ed estremamente interessante.

Lo studio americano prevede, da qui al 2030, uno sviluppo delle aree urbane che arriverà fino a 1,2 milioni di chilometri quadrati; una espansione di questa portata costerà al pianeta dai 25 ai 30 trilioni di dollari: solo la Cina ne spenderà 100 miliardi all'anno.

A farne le spese non saranno solo gli esseri umani e le porzioni “vuote” di territorio, ma anche la biodiversità: secondo lo studio infatti questa rapida estensione danneggerà enormemente, fino alla distruzione, ben 41 specie diverse di mammiferi, 25 di uccelli e addirittura 139 specie anfibie.

Un evento di tale portata non ha conseguenze solo sulle specie estinte, ma anche sulla vita dell'uomo e sull'ambiente vegetale che sopravviverà, minando la sopravvivenza anche di quest'ultimo e dimostrando che, almeno in natura, tutto dipende da tutto; Karen Seto, autrice dello studio e insegnante di ambiente urbano alla prestigiosa Università di Yale ha spiegato:

Data la lunga durata e la quasi totale irreversibiltà di questi investimenti infrastrutturalisarà decisivo tenere conto anche dell'impatto ambientale dei processi di urbanizzazione.

Anche perchè, è evidente, per espandere le città servirà spazio, quello che oggi è occupato non solo da animali, ma dalle piante: si prospettano gravi rischi legati alla deforestazione, destinata ad accrescersi criticamente in numerose zone del pianeta, con particolare incidenza in Cina e in Africa.

C'è tuttavia una finestra di opportunità, una via di scampo, per evitare un futuro che in molti descrivono simile a Blade Runner: modellare diversamente lo sviluppo delle città a livello globale (attraverso, ad esempio, il recupero di molte aree urbane non utilizzate) prima che il boom di infrastrutture e servizi prenda il sopravvento è non solo un atto di responsabilità, ma un vero e proprio atto dovuto al pianeta.

Via | PNAS
Foto | Flickr

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