Ecomafie, così i rifiuti tossici viaggiano indisturbati lungo l'Italia

Un'interessante inchiesta pubblicata dal quotidiano l'Avvenire questa mattina ci ha regalato un interessante spaccato di come i rifiuti tossici rappresentino per le ecomafie una fonte di reddito assolutamente primaria, anche grazie alla facilità con cui essi possono viaggiare indisturbati lungo l'italico stivale.

Negli ultimi dieci anni si stima che il Noe (Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri) abbia sequestrato 13 milioni e 100 mila tonnellate di rifiuti illegali, letteralmente un fiume di scorie, un serpente di tir che, se incolonnati, bloccherebbero oltre 7mila km di autostrade.

È chiaramente impossibile per le forze dell'ordine controllare il flusso dei camion carichi di morte che dal nord si incamminano verso le discariche abusive del sud Italia; o meglio, è impossibile con gli strumenti attualmente messi loro a disposizione:

Una volta c’erano le bolle di accompagnamento, che dovevano essere tenute in triplice copia da mittente, trasportatore e destinatario. Oggi basta un pezzo di carta che dica, senza formalità, cosa c’è sul rimorchio. Di solito scriviamo "collettame". Tanto, chi va a controllare?

Sono le parole, queste, di un autotrasportatore veterano delle lunghe tratte, che ha imparato a farsi gli affari suoi sul carico che trasporta:

Quando vado a ritirare i container in Lombardia dentro ci sono marmellate o monnezza. Il carico non lo apro mai, la legge non me lo chiede. E come si dice: occhio che non vede...

continua il camionista che spiega come vengono caricati, in genere, i container di rifiuti: bancali di confetture impilati davanti ai fusti contenenti scorie: impossibili da controllare, a meno che la stradale non svuoti l'intero carico sulla corsia d'emergenza dell'autostrada del Sole.

I container vengono consegnati presso aree industriali, centri di logistica e grossisti; si rilascia la fattura e via, di nuovo verso nord per altri viaggi, altri carichi, altri veleni; il business delle ecomafie è enorme, i profitti che i clan intascano dagli illeciti connessi al ciclo ed allo smaltimento dei rifiuti speciali sono incredibili: 300miliardi di euro negli ultimi vent'anni, 16,6 miliardi nel 2011, 93 nuovi reati ambientali ogni giorno.

E se il sud (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia concentrano la metà dei reati scoperti) rappresenta il 47.7% del problema, la Lombardia è ben piazzata (prima tra le regioni del Nord) in questa classifica di morte.

Non è tuttavia una questione nord-sud; come si legge anche in un rapporto della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti:

Non è la sola criminalità organizzata ad operare in modo illegale. Esistono, infatti, società commerciali o imprese non legate ad essa, ma che hanno come "ragione sociale" la gestione illecita dei rifiuti, soprattutto d'origine industriale. Il minimo denominatore comune è la ricerca dello smaltimento al minor costo, senza alcun controllo sulla destinazione finale del rifiuto.

Eppure è già stato pensato un modo per ovviare, in parte, al problema di questi viaggi: il sistema Sistri, cioè la modalità di tracciabilità elettronica che sarebbe dovuta entrare in vigore mesi fa ma la cui operatività è stata procastinata a luglio 2013; nonostante questo, le imprese già pagano il contributo al Sistri, pur non avendone il servizio: 70 milioni di euro negli ultimi due anni.

Ci si è trovati così in una situazione di buio:

I trasportatori di rifiuti, infatti, non sono stati obbligati alla dichiarazione Mud (Modello unico ambientale), così come gli intermediari e i destinatari, per una svista di ottimismo del Ministero dell’Ambiente che invece aveva dato per partito definitivamente il sistema Sistri

ha spiegato Roberto Galanti della Fiap (Federazione italiana autotrasportatori).

I clan, dunque, si fregano le mani per gli affari che derivano dal vuoto normativo e dalle difficoltà che inevitabilmente le forze dell'ordine riscontrano, dal totale buio in cui viaggiano i rifiuti tossici lungo l'Italia; inoltre, nonostante ancora non sia operativo, il Sistri ha già rivelato alcune falle: la sua disciplina non assoggetta i vettori stranieri agli stessi obblighi degli italiani: basterà utilizzare camion con targa straniera per continuare indisturbati i viaggi dei veleni.

Via | Avvenire
Foto | NuovoSensoCivico

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