La Pira smaschera la bufala degli italiani che buttano via il 30% della spesa

Mi scrive Roberto La Pira direttore de Il fatto alimentare segnalandomi il suo articolo La bufala degli italiani che sprecano il 30% della spesa è un'invenzione dei giornali. Spiega La Pira che il valore reale dello spreco in pattumiera è pari all'8%.

Effettivamente anche a noi di Ecoblog la stima del 30%, che rimbalzava ormai a diverse riprese e da un po' di tempo, era sempre sembrata decisamente oltre soglia tant'è che sottolineammo a un certo punto che gli sprechi degli italiani, invece, si andavano riducendo.

La Pira, però ha voluto approfondire il come e il perché da almeno un paio di anni giri questa notizia gonfiata di uno spreco di cibo così abnorme. Questa volta all'origine della diffusione dei dati non è la vituperata rete e i suoi frequentatori ma due testate nazionali quali Il Corriere della Sera e La Repubblica.

Scrive perciò La Pira:

Eppure basta riflettere sul dato qualche minuto per rendersi conto che le cifre non tornano. Purtroppo la notizia degli sprechi domestici esagerati è sempre affiancata da un’intervista al professor Andrea Segrè dell’Università di Bologna e fondatore di Last minute market che però non esprime giudizi sul dato numerico. Anche l’accreditato e autorevole Barilla Food and Nutrition Center nel voluminoso rapporto sull'argomento Lo spreco alimentare: cause, impatti e proposte di qualche mese scivola su questa buccia di banana. Nel testo compaiono i dati di diverse ricerche europee, si citano fonti autorevoli, si ospitano interventi di alcuni esperti ma poi a pagina 36 si avvalla la tesi dello spreco domestico esagerato.

Scava e scava, dopo che i conti non gli tornavano La Pira intercetta l'origine della notizia, ovvero i risultati di una ricerca ADOC Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori pubblicata il 25 ottobre 2010 da La Repubblica:

Dove per la prima volta si sostiene che il 30% della spesa finisce nella pattumiera. Questa indagine è priva di validità scientifica, non distingue i nuclei familiari per area geografica e non rappresenta un campione valido di intervistati. Basta comunque leggere le sei (!) domande del questionario (vedi allegato) per rendersi conto di quanto sia poco attendibile il risultato.

Anche Ecoblog nel 2008 aveva seguito le ricerche ADOC ma ci eravamo fermati a una prudente stima dello spreco pari all'11%. La ricerca ADOC, è bene specificarlo, è indicativa e vuole semplicemente sottolineare la tendenza forse troppo comune a gettare in pattumiera anche cibo che potrebbe essere consumato tranquillamente. Dunque l'obiettivo era non dare numeri a caso gonfiando uno spreco che non c'è ma aiutare a riflettere sul valore economico di quello spreco e semmai informare della possibilità di donarlo.

Ricorda La Pira che Luca Falasconi autore peraltro della ricerca Il libro nero dello spreco in Italia: il cibo, scritta con Andrea Segrè presidente di last Minute Market: disse proprio a Il Fatto Alimentare:

Nessuno ha fatto un’analisi statistica validata calcolando a livello familiare l’entità dello spreco e del cibo che in pattumiera. Esiste un’inchiesta inglese dove si stima che il 33% del cibo viene buttato, ma in Italia non ci sono stime di questo tipo. Il valore riferito dall’Adoc non ha riscontri statistici validi e non può essere proposto come la verità. Ipotizzare in Italia valori simili a quelli inglesi non è serio.

La ricerca sullo spreco di cibo in Inghilterra fu riportata puntualmente anche da Ecoblog in cui veniva proposto un ragionamento tra il periodo di carestia dovuto alla imponente siccità che nel 2008 colpì molte aree agricole del Pianeta e la speculazione sulle commodities alimentari che poi sfociò in quella serie di eventi che ricordiamo oggi come Primavera araba.

Ora a me resta proprio sospesa una domanda: a chi giova tutto ciò?

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