CO2 stoccata nel materano, la denuncia delle ong

L'ennesima speculazione geologica nel territorio lucano è rappresentata da uno studio del centro ricerche Cisa chiamato "Caratterizzazione dei siti per lo stoccaggio di Co2", almeno secondo tre associazioni ambientaliste (Ola, NoScorie Trisaia e Ambiente&Legalità); stando alla denuncia lo studio mostrerebbe la localizzazione in tre siti del materano di altrettante aree di Css in unità saline.

La prima di queste aree sarebbe localizzata addirittura tra Matera (patrimonio dell'Umanità) e Bernalda mentre gli altri due nel territorio di Montalbano Jonico, a 13 km dalla più famosa Scanzano Jonico; si legge nella denuncia pubblicata sul sito internet dell'associazione Ola:

Lo stoccaggio di CO2 è un’altra delle pratiche invasive e di sfruttamento del sottosuolo che in cambio di trenta denari di royalties a Comuni e Regione e di dodici netturbini da assumere, piegano le volontà delle amministrazioni locali le quali, o per ignoranza o per connivenze o per disperazione, si rendono complici di una speculazione ai danni di cittadini e territori.

La letteratura internazionale in materia di stoccaggio di Co2 non pone effettivamente a beneficio di tale pratica; come spiegato dal sito del Ministero dello sviluppo economico:

L’attività di sequestro e stoccaggio di CO2, indicata con l’acronimo inglese CCS, ossia Carbon Capture and Storage, è considerata strategica nell’ambito della politica energetica europea in quanto tecnologia di transizione che potrà contribuire a mitigare i cambiamenti climatici permettendo, secondo stime preliminari, la riduzione, entro il 2020, del 20% delle emissioni di gas ad effetto serra, rispetto ai livelli del 1990

Tuttavia i rischi connessi allo stoccaggio di Co2 sono tuttavia ancora molto dibattuti: secondo molti ricercatori e geologi questa pratica ha gli stessi rischi sismici e di contaminazione delle falde che presentano le perforazioni di idrocarburi (di cui la Basilicata è piena, visto che estrae l'80% del petrolio italiano per un pugno di royalties, sotto osservazione della Ue proprio per la loro risibilità); in caso di fuoriuscite di Co2 per cause geologiche (terremoti, come quello del 1980 in Irpinia che, data la congenita lentezza istituzionale, fa vivere ancora qualche centinaio di famiglie materane nei container) o meccaniche (cattivo funzionamento degli impianti, in tal senso la letteratura si spreca letteralmente) il rischio di una contaminazione di massa non è, inoltre, da sottovalutare.

Secondo gli ambientalisti lo stoccaggio di Co2 ha l'unico scopo di raggirare abilmente il protocollo di Kyoto: anzichè ridurre le emissioni queste vengono interrate, un po' come quando si spazza la polvere sotto al tappeto; l'ammodernamento degli impianti industriali è l'unico modo per rientrare nei parametri del protocollo di Kyoto.

Il materano, ambiente splendido nella sua orografia territoriale peculiare che vede calanchi, canyon, deserti e colline dorate dal grano attorniare una delle più belle città al mondo, Matera, è già al centro di numerosi progetti (alcuni in fase esecutiva) di cui nessuno si occupa: dal progetto Tempa Rossa al GeogaStock, le intenzioni sono quelle di realizzare, oltre ai siti di stoccaggio di Co2, anche un sito per lo stoccaggio del gas proveniente, tramite il corridoio adriatico, dalla Russia e dalla Libia, oltre che tre centrali a turbogas.

Come inoltre sottolineato dalle associazioni:

vogliamo ricordare che l’estrazione mineraria e lo stoccaggio di CO2 e di gas sono antitetici alla tutela dei geositi, nel senso che dove si estrae e si sotterra, non si concedono aree di tutela al patrimonio naturale della Basilicata.

Via | Ola
Foto | Cityoumatera

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