Fotovoltaico, EU ProSun chiede aumento dazi anti-dumping del 120% per i pannelli cinesi

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Il gruppo EU ProSun, stando a quanto rivela EurActiv, chiede un aumento dei dazi anti-dumping fino al 120% per i pannelli ed i moduli solari provenienti dalla Cina, affinché i produttori europei possano continuare ad operare con profitto nell'industria del fotovoltaico. Ieri la EU ProSun ha presentato a Bruxelles una causa contro le sovvenzioni in Cina.

Il sostegno smisurato del governo cinese volto ad incoraggiare le esportazioni e le pratiche di dumping sono infatti entrambe illegali secondo le regole della WTO (World Trade Organization). La crociata è capitanata dalla SolarWorld Germania. La multinazionale è già riuscita ad imporre dazi anti-dumping negli USA e si batte da tempo per l'approvazione anche in Europa.

La Eu ProSun chiede nello specifico un aumento del 120% sul prezzo dei moduli solari cinesi ed un incremento dell'80% del costo delle celle solari d'importazione. La denuncia della Eu ProSun, come rivelato dalla AFASE (Alliance For Affordable Solar Energy), sostiene che i margini di dumping, la differenza tra i prezzi dei prodotti cinesi in vendita sul mercato interno ed i prezzi dei prodotti esportati nei Paesi dell'UE, sono del 60-70% per i moduli solari e del 70-80% per le celle fotovoltaiche.

L'industria solare cinese copre attualmente oltre il 50% della produzione fotovoltaica del mondo. La EU ProSun nella denuncia antisovvenzioni che ha presentato ieri all'UE accusa le banche statali cinesi di fornire credito in modo illegale al settore. Rubinetti del credito aperti che, secondo i produttori europei, hanno garantito alla Cina una posizione dominante nel mercato del fotovoltaico.

Il Dipartimento americano dell'Energia aveva già appurato, a seguito della denuncia di SolarWorld negli USA, sovvenzioni per oltre 25 miliardi di dollari garantite da Pechino al settore delle energie pulite. Secondo Milan Nitzschke, vice presidente di SolarWorld AG, la China Construction Bank ha erogato 33 miliardi di euro a società che non avrebbero mai ottenuto un prestito in Occidente. La Cina ha ora una capacità sufficiente a soddisfare il doppio della domanda solare globale, spiega Nitzschke, una situazione "totalmente folle" a cui la ProSun vuole porre fine. La Commissione europea ha ora 45 giorni per decidere se aprire un'indagine sul caso, che rischia di provocare misure di ritorsione da parte di Pechino.

Via | Euractiv
Foto | Flickr

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