Per l'ILVA niente AIA il 30 settembre, i tecnici smentiscono l'ottimismo di Clini

La nuova AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per l'ILVA, promessa precipitosamente dal Ministro dell'Ambiente Corrado Clini per il 30 settembre, slitta. I tecnici ministeriali e territoriali del gruppo istruttorio dopo tre giorni, infatti, hanno chiuso il tavolo con un rinvio a martedì 9 ottobre. In quella data si incontreranno per un altro tavolo tecnico di tre giorni: l'11 ottobre potrebbero, il condizionale è d'obbligo, chiudere il parere istruttorio.

Ma come mai questo rinvio? I tecnici hanno bisogno di più tempo: le ispezioni agli impianti non sono ancora terminate e la mole di lavoro da sbrigare per esprimere un parere così gravoso di responsabilità non si concilia con i tempi stringenti dettati dal Ministero. L'Arpa ha spiegato che sono necessari ulteriori sopralluoghi e verifiche prima di procedere.

Anche l'ARPA conferma la scarsa collaborazione dell'azienda lamentata da Nicastro nei giorni scorsi:

Si evidenzia che la documentazione sinora trasmessa dal gestore, ad integrazione delle richieste formulate dalla commissione Ippc, risulta essere carente ed incompleta e comunque priva di impegno da parte del presidente del cda a realizzare gli interventi proposti. ARPA ritiene tutti i predetti aspetti pregiudiziali alla stesura del parere finale e rimarca il proprio dissenso a redigere un parere finale di riesame AIA in assenza di un’adeguata valutazione delle problematiche.

Intanto il presidente dell'ILVA Bruno Ferrante in un'intervista rilasciata alla trasmissione Telefonata di Belpietro su Canale Cinque ha spiegato:

Se dovessimo andare al fermo o alla chiusura di alcuni altiforni, così come detto anche nelle decisioni dei custodi, questo evidentemente creerebbe problemi sia sull'attività produttiva che sui livelli occupazionali. L'ILVA attualmente produce perché è inevitabile che produca. Se gli impianti, come dicono gli stessi magistrati, devono funzionare per essere risanati, è inevitabile che se funzionano producono, quindi l'acciaio viene prodotto regolarmente ed è impossibile che non sia così.

E allora come mai nel piano di risanamento, come ha sottolineato ieri il procuratore di Taranto Franco Sebastio, non se ne fa cenno?

Nella proposta dell'Ilva si parla di minima capacità produttiva che però non è stata quantitativamente precisata. Non l'ho detto io, è una considerazione che fa il gip nel suo provvedimento. Ovviamente la condivido, altrimenti lo impugnavo il provvedimento.

Senza contare che lo stesso Ferrante ha spiegato che gli impianti, se messi in funzione al minimo della capacità produttiva, inquinerebbero di più che non a pieno regime. I conti non tornano e la matassa non è così semplice da sbrogliare in pochi giorni come vorrebbe Clini. Intanto, oggi, la protesta degli operai ILVA si è estesa anche allo stabilimento di Cornigliano (Genova): duecento lavoratori hanno bloccato il traffico nella zona.

Foto | TMNews

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